Prima uscita per la neonata RobotRadioRecords
del caro Stefano Paternoster, che molti di voi ricorderanno
per una delle più belle uscite in ambito fanzinaro,
l’ahimè scomparsa “Equilibrio Precario”,
e che dopo aver riposto penna e calamaio e avere organizzato
concerti di indubbio fascino, e per qualità e per ambientazione,
decide che è ora di giocare un po’. E lo fa con
tutto quello che gli piace di più dando vita con questa
prima uscita ad una, speriamo, lunga serie di cd split, dove
lo split va inteso nel senso più ampio: 2 gruppi che
suonano (e a ribadire la vastezza anche geografica del progetto,
un gruppo è italiano e uno è straniero), un
fumettista a realizzare splendide confezioni digipack, un
videomaker per portare in vita le musiche dei gruppi, e un
remix per ogni gruppo, così da fornire una variazione
sul tema. “Fossi figo” potrei dire che è
una sorta di sinestesia moderna, che unisce Wagner a John
Cage senza vedervi rabbrividire; a scanso di blasfemia, paragonerò
quanto scritto a un micidiale match del tardo pomeriggio sul
tappeto di casa dove Big Jim fronteggia Skeletor, mentre la
vostra cuginetta compone la colonna sonora dello scontro sul
piano-xilofono giocattolo. Meglio così, che dite?
Descriviamo dunque gli artisti del primo progetto: dal Texas
arrivano the pAper chAse, accasati con Southern Records e
Kill Rock Stars, con un disco uscito da poco ed un mirabile
esordio noise; giocano in casa invece i veneto/friulani Red
Worms’ Farm, amatissimi nelle scene musicali indie del
nord Italia e splendidi alfieri dell’emiliana Fooltribe.
L’involucro fumettoso è realizzato da Alessandro
Baronciani, attivo sul fronte grafico (adesso anche su Rumore)
e su quello musicale con gli Altro (ehi, indie-kids, un sospirone,
vero?). Il videomaker, per finire, è Nicola Fontana,
sotto le spoglie digitali di Founthead, e forse qualcuno lo
ricorderà negli ultimi Tedio e negli spumeggianti Orson.
Oh, finiti i titoli di testa, addentriamoci nel dischetto.
Le canzoni nuove sono in tutto 5: due bordate noise dalle
manone dei pAper chAse, tre composizioni freschissime, sia
per attitudine che anagraficamente, targate Red Worms’
Farm.
Ad aprire le danze sono questi ultimi con “Jelly Bean”,
con due chitarre che graffiano all’unisono il silenzio,
il ritmo, secco e squadrato che subentra ed un cantato che,
appoggiato bel bello al ciclone sonoro, travolge con frenesia
l’ascoltatore. Il primo riferimento a saltare alla mente
sono i Q and not U: e se questi hanno svolto un ruolo fondamentale
nel portare il suono Dischord nel nuovo millennio, beh, i
Red Worms’ Farm lo hanno deviato in patria.
Partono in successione i pAper chAse, con una botta noise
di assoluta potenza: “I’m your Doctor Now”
si fa forte di ritmi secchi e gorgoglii elettronici, su un
cantato irrequieto e strozzato e un incedere a scatti. Noise
saporoso di novità.
Il picco dell’album ce lo regala il gruppo italiano,
con la terza traccia dal titolo autoesplicativo, “Pop
Song” e assoluta perfezione e padronanza dei mezzi nel
mescolare aggressività rock ad un cantato melodico
di forte impatto. La formula si ripete ma in maniera di gran
lunga più intrigante: in onestà, è dura
starsene fermi con quelle note in sottofondo, mentre i “vermi”
si manifestano in uno stato di grazia compositiva.
I pAper chAse, per nessun motivo alle strette, replicano con
“Isn’t She Something?”, brano dove l’asimmetria
nei suoni e nel cantato colpisce e regala scatti convulsi
alle sinapsi. E la stortezza dell’essere ne gioisce.
L’ultima canzone è uno strumentale dei Red Worms’
Farm, dove fa capolino anche una tromba, ad opera di Pippi
dei Radio Ljubljana. Anche questa volta si amalgamano con
ottimo gusto uno stile compositivo di matrice prettamente
rock ad una forte e sentita attenzione alle sonorità
più nuove.
La zona remix regala 2 perle. Una è una vecchia canzone
dei pAper chAse, “Out come the knives”, trasfigurata
in un downtempo di dolcezza assoluta, e presaga dei nuovi
punti cardine nella composizione più recente del gruppo
texano. Il secondo remix è attuato dalle abili mani
di Giulio Ragno Favero, ex chitarrista e uomo svolta per One
Dimensional Man ed ora tecnico del suono in studio e nei recenti
tour degli Zu. La canzone è “Jelly Bean”
e la rimescelazione del brano si innesta sulla sola voce di
Marco creando scenari di pop glaciale senza perdere alcunché
in spinta melodica.
Anche i video di Founthead svolgono bene il loro lavoro dipingendo
con precisione sia l’universo sbilenco e strozzato dei
pAper chAse (che a quanto dicono le immagini si trova in periferia
di Trento…!!!), sia il forte impatto sonoro che i Red
Worms’ Farm sanno tradurre, soprattutto in ambito live.
Insomma un disco pieno pieno di robe, in cui è bello
perdersi e che farà la gioia non solo del collezionista
di turno. Per chi fosse interessato il cd può essere
richiesto direttamente all’etichetta (www.robotradiorecords.com;
stefano@robotradiorecords.com),
e ovviamente ai concerti dei Red Worms’ Farm, che vi
consiglio altrettanto. E buon divertimento, che a giocare
non si sbaglia mai… |