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THE PAPER CHASE
Red worms’ farm
label: Robot Radio Records
formato: split-CD
genere: indie
links: http://www.robotradiorecords.com/
voto: 5/5
Prima uscita per la neonata RobotRadioRecords del caro Stefano Paternoster, che molti di voi ricorderanno per una delle più belle uscite in ambito fanzinaro, l’ahimè scomparsa “Equilibrio Precario”, e che dopo aver riposto penna e calamaio e avere organizzato concerti di indubbio fascino, e per qualità e per ambientazione, decide che è ora di giocare un po’. E lo fa con tutto quello che gli piace di più dando vita con questa prima uscita ad una, speriamo, lunga serie di cd split, dove lo split va inteso nel senso più ampio: 2 gruppi che suonano (e a ribadire la vastezza anche geografica del progetto, un gruppo è italiano e uno è straniero), un fumettista a realizzare splendide confezioni digipack, un videomaker per portare in vita le musiche dei gruppi, e un remix per ogni gruppo, così da fornire una variazione sul tema. “Fossi figo” potrei dire che è una sorta di sinestesia moderna, che unisce Wagner a John Cage senza vedervi rabbrividire; a scanso di blasfemia, paragonerò quanto scritto a un micidiale match del tardo pomeriggio sul tappeto di casa dove Big Jim fronteggia Skeletor, mentre la vostra cuginetta compone la colonna sonora dello scontro sul piano-xilofono giocattolo. Meglio così, che dite?
Descriviamo dunque gli artisti del primo progetto: dal Texas arrivano the pAper chAse, accasati con Southern Records e Kill Rock Stars, con un disco uscito da poco ed un mirabile esordio noise; giocano in casa invece i veneto/friulani Red Worms’ Farm, amatissimi nelle scene musicali indie del nord Italia e splendidi alfieri dell’emiliana Fooltribe. L’involucro fumettoso è realizzato da Alessandro Baronciani, attivo sul fronte grafico (adesso anche su Rumore) e su quello musicale con gli Altro (ehi, indie-kids, un sospirone, vero?). Il videomaker, per finire, è Nicola Fontana, sotto le spoglie digitali di Founthead, e forse qualcuno lo ricorderà negli ultimi Tedio e negli spumeggianti Orson. Oh, finiti i titoli di testa, addentriamoci nel dischetto.
Le canzoni nuove sono in tutto 5: due bordate noise dalle manone dei pAper chAse, tre composizioni freschissime, sia per attitudine che anagraficamente, targate Red Worms’ Farm.
Ad aprire le danze sono questi ultimi con “Jelly Bean”, con due chitarre che graffiano all’unisono il silenzio, il ritmo, secco e squadrato che subentra ed un cantato che, appoggiato bel bello al ciclone sonoro, travolge con frenesia l’ascoltatore. Il primo riferimento a saltare alla mente sono i Q and not U: e se questi hanno svolto un ruolo fondamentale nel portare il suono Dischord nel nuovo millennio, beh, i Red Worms’ Farm lo hanno deviato in patria.
Partono in successione i pAper chAse, con una botta noise di assoluta potenza: “I’m your Doctor Now” si fa forte di ritmi secchi e gorgoglii elettronici, su un cantato irrequieto e strozzato e un incedere a scatti. Noise saporoso di novità.
Il picco dell’album ce lo regala il gruppo italiano, con la terza traccia dal titolo autoesplicativo, “Pop Song” e assoluta perfezione e padronanza dei mezzi nel mescolare aggressività rock ad un cantato melodico di forte impatto. La formula si ripete ma in maniera di gran lunga più intrigante: in onestà, è dura starsene fermi con quelle note in sottofondo, mentre i “vermi” si manifestano in uno stato di grazia compositiva.
I pAper chAse, per nessun motivo alle strette, replicano con “Isn’t She Something?”, brano dove l’asimmetria nei suoni e nel cantato colpisce e regala scatti convulsi alle sinapsi. E la stortezza dell’essere ne gioisce.
L’ultima canzone è uno strumentale dei Red Worms’ Farm, dove fa capolino anche una tromba, ad opera di Pippi dei Radio Ljubljana. Anche questa volta si amalgamano con ottimo gusto uno stile compositivo di matrice prettamente rock ad una forte e sentita attenzione alle sonorità più nuove.
La zona remix regala 2 perle. Una è una vecchia canzone dei pAper chAse, “Out come the knives”, trasfigurata in un downtempo di dolcezza assoluta, e presaga dei nuovi punti cardine nella composizione più recente del gruppo texano. Il secondo remix è attuato dalle abili mani di Giulio Ragno Favero, ex chitarrista e uomo svolta per One Dimensional Man ed ora tecnico del suono in studio e nei recenti tour degli Zu. La canzone è “Jelly Bean” e la rimescelazione del brano si innesta sulla sola voce di Marco creando scenari di pop glaciale senza perdere alcunché in spinta melodica.
Anche i video di Founthead svolgono bene il loro lavoro dipingendo con precisione sia l’universo sbilenco e strozzato dei pAper chAse (che a quanto dicono le immagini si trova in periferia di Trento…!!!), sia il forte impatto sonoro che i Red Worms’ Farm sanno tradurre, soprattutto in ambito live.
Insomma un disco pieno pieno di robe, in cui è bello perdersi e che farà la gioia non solo del collezionista di turno. Per chi fosse interessato il cd può essere richiesto direttamente all’etichetta (www.robotradiorecords.com; stefano@robotradiorecords.com), e ovviamente ai concerti dei Red Worms’ Farm, che vi consiglio altrettanto. E buon divertimento, che a giocare non si sbaglia mai…
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  novembre 2004
 
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