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PAUL WELLER
As Is Now

label: V2 (2005)
formato: Cd (14 tks, 53:22 min)
genere: British Rock
riferimenti: Traffic, Charlatans, Ocean Colour Scene
links: http://www.paulweller.com/
voto: 7.5

Se il precedente album di cover “Studio 150” poteva essere interpretato come un segnale di una vena artistica non proprio ispirata, c’è da dire che ad un anno di distanza si viene piacevolmente smentiti.
Volete un’ istantanea del più tradizionale rock inglese nel 2005, fatto da un maestro del genere? Perfetto, procuratevi questo disco allora, ed avrete un’idea di come si possa continuare ad essere un punto di riferimento per decine di band, senza svendersi al music business e soprattutto con una classe ed una creatività che con il passare del tempo non accenna a diminuire.
Abbandonate in parte le atmosfere rilassate del precedente “Illumination” del 2002,il disco si apre con “Blink, and You’ll Miss It”, caratterizzata dalle chitarre ruvide dal tocco leggermente vintage. Adesso che questo tipo di produzione è molto usata, Weller sale in cattedra, visto che queste sonorità sono sempre state il suo marchio di fabbrica, e che pochi come lui riescono a coniugare il passato con il presente senza incorrere nell’effetto “revival”.
Le successive “Paper Smile” e “Come On/Let’s Go”, sorprendono per una freschezza di idee, che sembra rimandare alle vette raggiunte dieci anni fa con “Stanley Road”, mentre “Here’s The Good News” con il suo giro di piano vagamente alla Beatles e gli inserti di tromba, è forse l’episodio più leggero (ma non inconsistente) dell’album.
La presenza della sezione di fiati e di archi non toglie nulla all’approccio diretto di questo lavoro, anche quando emerge nella splendida ballata “The Start Of Forever”, creando uno splendido tappeto sonoro, su cui il “Modfather”canta in un modo malinconico e toccante. Ma variare, si sa, è sempre stata una prerogativa di Weller, e così ci ritroviamo nel giro di due tre canzoni a passare dalla veloce e contagiosa “From The Floor Boards Up” (anche primo singolo estratto), all’impegnata “Savages” che ha come tema la tragedia della scuola di Beslan,fino ad arrivare allo swing rock di “Roll Along Summer”.
L’album si chiude con due pezzi di tutto rispetto, la lunga “Bring Back The Funk”, in cui il nostro si riappropria delle sue radici “nere” , costruendo una canzone dalla matrice soul/funk come solo chi è veramente dentro a queste cose può fare, e la struggente “The Pebble And The Boy” cantata in modo sofferto, e accompagnata solo dal piano e dagli archi,appassionata chiusura di un lavoro ispirato e variegato, che ci riconsegna “l’ultimo dei mods” in splendida forma.

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  ottobre 2005
 
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