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PLACEBO
Meds

label: Virgin (2006)
formato: CD
genere: rock, glam rock
riferimenti: Mansun, The Verve, Weezer, Blur, The Cure
links: http://www.placeboworld.co.uk/
voto: 6

I Placebo sembrano aver ormai raggiunto uno status musicale inconfondibile che ci porta a dire, dopo pochi versi, “questa è una canzone dei Placebo”: strofe generalmente lente, guidate dall’inconfondibile incedere della voce di Brian, ritornelli in cui le chitarre si impennano e i sussurri lasciano il posto alle urla. Poche sono, e sono state in passato, le variazioni: “Meds”, ultima fatica in studio, non è da meno.
Comincio col dire che questo è esattamente l’album che mi sarei aspettato dai Placebo: giunti ormai alla maturità totale, chiedergli di cambiare i propri schemi (quelli che li hanno portati al successo già dai tempi di “Without you I’m nothing”) sarebbe fondamentalmente stupido. Ed ecco allora che “Meds” alterna come in passato pezzi veloci alla “Bitter End”, molto orecchiabili come la piacevole “Infra-red” (dove emerge anche l’aspetto maniacale del gruppo: “Someone called the ambulance / there’s gonna be an accident” è ripetuto ossessivamente), ad altri più intimi come “In the cold light of morning” (le tonalità rispettano alla lettera le condizioni ambientali suggerite dal titolo); mancano, ad onor del vero, quei momenti musicali che prendevano sin dal primo ascolto (da “Every You Every Me” a “Special K”, da “Taste in man” a “Bitter End”), e questo rende “Meds” un disco dalla digestione leggermente più lenta dei dischi passati, dei quali riprende chiaramente le fila.
Due le particolarità, due i duetti da segnalare: la prima è l’opening track che dà il titolo all’album, eseguita con Alison Mosshart dei Kills, orecchiabile ed assolutamente valida (forse la migliore del disco), la seconda è “Broken Promise”, eseguita con Michael Stipe dei Rem, un pezzo ambizioso che alterna strofe lentissime (buona la prima in cui Stipe sussurra sul piano) a ritornelli cantati all’unisono (nei quali la voce di Molko ha però maggior spazio), una prova piacevole anche se forse, visto il calibro dei due, era lecito aspettarsi qualcosa di più.
Che dire allora, di questo “Meds”? Semplicemente, “niente di nuovo sul fronte occidentale”: se amate i Placebo, quest’ultimo lavoro non sarà una delusione, se non li sopportate non sarà certo “Meds” a farvi innamorare di loro. In termini numerici, un sei politico: il minimo indispensabile per quello che è lo status della band.

invia la tua recensione Luca Meneghel
  aprile 2006
 
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