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QUEENS OF THE STONE AGE recensione QUEENS
Lullabies to ParalyzeP
label: Rekords Rekords(2005)
formato: CD
genere: alternative rock
riferimenti: Eagles Of Death Metal, Desert Sessions
links: http://www.qotsa.com/
voto: 9
“E’ finalmente arrivato uno dei dischi più attesi del 2005, se non addirittura il più atteso.
L’eredità lasciata da “Songs For The Deaf” è indiscutibilmente pesante, stiamo parlando di un disco che si può considerare un “masterpiece” nel suo genere per cui è lecito aspettarsi qualcosa di notevole da parte della band capitanata dal grande Josh Homme.
“Lullabies to Paralyze” apre le danze con Mark Lanegan che non delude mai, accompagnata dalla chitarra acustica la sua voce ci regala una “this lullaby” che lascia il segno e si fa ricordare per intensità e dolcezza.
Questa canzone è un preludio a quello che sarà poi la vera anima del disco, un susseguirsi di tracce che puzzano di desert valley fino al midollo.
Assecondato da Troy Van Leeuwen e Joey Castillo, Homme mette in questo album una varietà di pezzi rock dalle diverse caratteristiche e sfumature, il comun denominatore però è sempre quell’aria da “fottuti bastardi” che rende molto affascinante tutto ciò che nasce sotto la sigla QUEENS OF THE STONE AGE.
Ce n’è per tutti i gusti in questo album da punk-song veloci e potenti come “medication” e “little sister” al mantra di “burn the witch” a pezzi più articolati come “someone in the wolf”. Insomma non ci si annoia o si storce il naso al cospetto del successore di “songs for the deaf” anzi è molto divertente e carico di energia.
Un ripescaggio azzeccatissimo dalle Desert Session 9&10 ovvero “in my head” si inserisce divinamente nel contesto dell’album che ha in “everybody knows thar you’re insane” e “tangled up in plaid” due veri e indiscussi punti di forza, piazzate rispettivamente al posto numero 3 e 4 della tracklist fanno letteralmente spiccare il volo alla “libellula paralizzata”.
Nel complesso nessun colpo di coda particolare, nessun cambio di direzione verso territori sonori ancora inesplorati dalla band; “creare rock” è ancora il loro mestiere e si spera che resti così a lungo. Forse comincia a delinearsi una virata verso sonorità più articolate che non siano le solite “strofa-ritornello-strofa” ne sono esempio “someone in the wolf” e “blood is love” più lunghe nella durata e meno dirette, più propense a creare “atmosfere” che esplodono in orge sonore per poi quietarsi e riesplodere improvvisamente. Comunque questa band ha il grosso pregio di aver creato uno STILE PROPRIO che si riconosce e si distingue dalla massa e non è cosa da poco visto che ultimamente in ambito rock si ascoltano band che suonano quasi uguali e non hanno la volontà o forse le capacità di creare un loro marchio di fabbrica cosa che invece disco dopo disco è ben riuscito ai “Queens Of The Stone Age”.
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  marzo 2005
 
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