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RED SPAROWES
At the Soundless Dawn |
label: Neurot Recordings (2005)
formato: CD
genere: Post Rock
riferimenti: Isis, Oceansize, God Machine
links: http://www.redsparowes.com/
voto: 8 |
Da membri degli splendidi Isis
ed Halifax Pier in libera uscita, ecco prendere forma questa
meravigliosa pagina di post-rock epico e visionario. L'accostamento
ad alcune bands che hanno scritto pagine importanti nell'ambito
del post-rock strumentale è certamente imprescindibile
sebbene non ultimativo. Trattandosi ,appunto, di materiale
rigorosamente strumentale, occorre porsi da una prospettiva
che prediliga l'impatto emotivo ad altri canali comunicativi:
dipanare le intricate maglie soniche tessute dai nostri per
svelare i sublimi scenari che si celano all'interno di ogni
traccia. Tale lavoro richiede un abbandono, uno sprofondare
negli abissi governati dai suoni e dalle alchimie strumentali,
luoghi intatti perchè mai esistiti.
I Red Sparowes ordiscono trame intarsiate di fulgido psych-rock,
sublimando il loro sound sulla scorta di violente scariche
di elettricità metallica mai stantìe. Le sette
suite di cui si compone questo ottimo "At the Soundless
Dawn" si avvalgono, inoltre, di brevi incipit ambientali
atti a smorzare i ritmi (spesso vertiginosi), in modo da creare
anche una certa varietà di suoni in movimento. E' questo
il magnifico caso di "Mechanical sound..." (i titoli
sono tutti oltremodo lunghi): effetti synth ed un drone in
mesmerico fluire (che a me ricorda alcune delle splendide
immagini di "Eyes Wide Shut") che si sciolgono dinnanzi
ad un delicato arpeggio, mentre pian piano gli strumenti sovrappongono
strati di rumore bianco. E' un unico viaggio di sola andata
quello che si percorre a bordo di questi componimenti, sospesi
come si è tra coscienza ed oblìo. "Our
happiest..." seduce virando sui territori del pop etereo
prima di incanalarsi su sentieri di una psichedelia infuocata
e appagante. La matrice wave è comunque sempre presente,
domando con melodie latenti e sotterranee i momenti più
urticanti del repertorio. Altro splendore sonico è
poi riposto nella conclusiva "The sixth...", dove
vortici elettrici precipitano in lande desolate e bagliori
improvvisi vengono squarciati da folgori chitarristiche. Non
meno degne di nota sono poi l'effluvio space-rock di "Alone
and unaware..." e l'ipnosi circolare di "Buildings
began...".
Immaginate di dominare ad occhi chiusi il precipizio che dà
sulla valle dei suoni, lì abita il suono dei Red Sparowes...
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