recensione recensione discografia review recensione biografia recensioni recensione articolo monografia buy order online oggetto: recensione
 
REDRUM
Affermazione
label: autoprodotto
formato: CD (5tr. - 8min.)
genere: indie
links: http://www.theredrum.com
Nelle orecchie ho ancora i suoni di ieri sera a Pietra, un concertone che ha visto accanto all’ energica e concreta performance dei Mirsie, una scossa di elettricità targata hardcore che ha lasciato parecchi in visibilio. I Redrum ieri sera hanno spaccato,. concedetmi questo giovanilismo che l’anagrafe mi toglierebbe. Un suono compatto, sicuramente impostato sugli stilemi del genere, dagli stop and go di turno all’alternarsi di momenti di convulsioni e di preparazione alle convulsioni. E su questi un distintivo impatto frontale del cantante, Alfonso, che ha riportato sottopelle già dal primo acchito l’impressione che i fermenti del punk italiano degli anni ’80, se Dio vuole, stentano a morire. Ma di solo hardcore si trattava? Forse si, forse no. Forse era solo la confezione, ma sotto si sentiva pulsante una forte spinta al distinguersi dalla scena canonicamente definita. Il cantato in più occasione ha riportato in vita il fantasma odiato e rimpianto dei primi CCCP, con tutto quello che ne implica, ovvero l’essere contemporaneamente dentro e fuori dalla scena. Anche le chitarre si mescolano a qualcosa di più vicino al rock’n roll di strada, veloce e fiero, e solo la sezione ritmica tiene, come è giusto che sia, le più rigide inquadrature del genere.
Metto il disco nel lettore a giorno ormai fatto, con un andirivieni di acidini, ed un ronzio elettrico da radio fuori fase accompagna il mio risveglio: per oggi Redrum è il buongiorno. Attacco classico, ma senti la voce, a me ricorda il miglior Ferretti, quello marziale e disperato, quello che puntava il dito sulle storture del presente, lontano dalla retorica del “tanto non mi capite”, ma con la fredda forza dell’attacco e dell’invettiva. La stessa con cui hanno chiuso il concerto, a suon di “Cinghiate”. Lo stesso titolo “Non sei tu?” suggerisce quella scomposizione monosillabica del testo di molte canzoni dei CCCP.
Il concerto si ravviva nella memoria, un susseguirsi senza posa di colpi di marca old school, con una precisione ed un impatto di chi il genere lo padroneggia bene e ne emerge con irruenza. E le canzoni si avvicendano senza nemmeno un calo di tono, anzi arricchendosi di passaggi e stacchi ad effetto. C’è spazio anche per una cover degli Arturo.
Già nella seconda “La formalità” i suoni chitarra del disco si arricchiscono di effetti che spostano l’asse del genere HC duro e puro a possibili contaminazioni, anche se certi passaggi più melodici risultano leggermente fiacchi. Cosa che, peraltro, nel live non sembrava trasparire, e che forse è stata abrasa in questi due anni che ci separano dall’uscita del cd.
“Meno di zero” invece attacca in maniera scontrosa, il classico brano veloce che non indulge alla melodia nemmeno quando lo fa palesemente.
Le ultime due canzoni presentano gli spunti più innovativi, le chitarre risultano più gonfie e i passaggi più ricercati, accostandosi ad un certo rock ‘n roll di stampo garage. E il cantato ancora richiama nella forma ai citati CCCP (è un brivido sentire “nella testa, nelle mani” in Muoviti), ma è guerra nei significati, dall’anti-immobilismo di “Muoviti” alla disillusione di “Nel vuoto”.
Il cd passa all’ennesimo giro nel lettore e le immagini del concerto si stemperano l’una nell’altra fino alla fine. La curiosità spinge a cercare di più e mi conferma l’idea di questo nuovo percorso dei Redrum verso sonorità meno scarne e rigorose quando sento “Invito a cena”, anticipazione del futuro nuovo disco. Andate a trovare I Redrum o ai concerti (se potete, dovete) o virtualmente su www.theredrum.com , non ve ne pentirete.
invia la tua recensione Panda
  dicembre 2004
 
TOP