E’ troppo facile criticare
i REM per aver osato qualcosa di diverso nei loro ultimi tre
dischi. Around the sun non è certo il
disco dell’ennesima svolta musicale, come era stato
Up nel 1998 subito dopo la dipartita di Bill Berry,
ma ha al suo interno le due anime degli ultimi R.E.M. in formazione
ridotta: canzoni melodiche supportate dall’elettronica,
mai eccessiva.
Qui la batteria non è solo elettronica e le tastiere
in alcuni brani prevalgono (non sulla voce di Stipe) creando
nell’ascoltatore una certa sorpresa.
Procediamo con ordine.
Il primo singolo estratto, Leaving New York, apre
l’album e ci introduce nel nuovo mondo creato da Stipe,Buck
e Mills. La parola d’ordine è amore. Atteggiamento
atipico da parte di Stipe, che fin’ora se aveva parlato
di amore lo aveva fatto in termini diversi, quasi negativi
e distruttivi.
Come non ricordare quel <<Fire!>> al termine del
ritornello di The one I love? Leaving New
York è una tipica ballata in perfetto stile R.E.M.,
che prende subito al primo ascolto, merito di una melodia
trascinante e, diciamolo, di un video evocativo e poetico.
Leggendo i testi, l’amore iniziale lascia spazio alla
rabbia e alla disillusione.
Se Electron blue presenta i R.E.M. nel lato più
elettronico e sperimentale, The Outsider introduce
una serie di canzoni che al lungo ascolto si rivelano le migliori
di tutto il lotto.
In The Outsider, appunto, la sorpresa è grande quando
alla voce di Stipe si aggiunge anche il rapper Q-Tip. In questa
occasione i nostri sono riusciti a dosare la formula del rap
all’interno della canzone, che risulta piacevole all’ascolto,
in quanto il cantato di Q-Tip è più propriamente
un “parlato”. Grazie al cielo.
E’ un cliché dei nostri tempi, invece, quello
che pretende che le canzoni di protesta debbano essere sempre
e solo aggressive. E’ facile scrivere testi pieni di
frasi come <<Odio Bush>> etc.
Le canzoni politiche vanno ben oltre; chi ha intenzione di
cimentarsi con tale “genere” dovrebbe ascoltare
Final Straw, un brano che riporta i R.E.M. indietro
di qualche anno, tanto la canzone è contaminata dal
ritmo country-ballad in tono minore. Ed è incredibile
come Stipe e Buck riescano ad intrecciare la semplice melodia
della chitarra acustica (sono solo tre accordi) con un testo
tagliente e una voce “seria”, quasi impostata,
per dare luce ad una composizione portavoce dell’impegno
politico dei tre di Athens. In ogni strofa della canzone,
simile come struttura a Losing my religion in quanto
priva di un ritornello definito, Stipe punta sempre più
il dito contro il suo Presidente: <<there’s a
voice in me that says you will not win>> o <<if
the world were filled with the likes of you, then I’m
putting up a fight, make it right>>. Final
Straw è preceduta da un brano dalla melodia perfetta
che è Make it all ok.
Il piano è la colonna portante della canzone, al quale
si aggiungono poco per volta la chitarra acustica e in ultimo
una chitarra semi-distorta e i cori, soprattutto verso la
fine, dove la canzone aumenta di intensità. Ancora
una volta, in primo piano, ci sono le parole di Stipe
E proprio il cantante-messia accenna alla disillusione nei
confronti delle credenze umane (religiose e non), ma forse
è meglio non addentrarsi troppo nelle sue frasi intricate.
Ciascuno le può interpretare a modo proprio, rendendole
personali.
Un'altra canzone che musicalmente sembra guardare al passato
dei R.E.M. è I wanted to be wrong. Con un
arrangiamento diverso e un testo differente avrebbe potuto
far parte di Automatic for the people, tanto la melodia
dettata dalla chitarra acustica di Buck esalta l’intera
composizione.
Le accuse di Stipe qui si fanno ancora una volta concrete
ed esplicite: << did you reconize the madman who is
shouting in the streets? Destroy the things that I don’t
understand>>.
Altro felice episodio di Around the sun è Boy
in the well.
La melodia è anche in questo caso perfetta e trascinante,
anche se la canzone rimane nel territorio delle ballate,
come la maggior parte delle canzoni del disco.
Incessantemente e sparse lungo tutte le liriche si propagano
le accuse di Stipe. Provare a mettere insieme queste frasi,
equivarrebbe a stilare un manifesto del perfetto contestatore
politico.
Quello che manca in questo disco sono forse gli altri due
caratteri principali dei R.E.M. (dopo la voce inconfondibile
di Stipe).
La chitarra di Peter Buck, il suo stile semplice ma efficace,
si sente troppo poco nel disco. I feedback talvolta sono
appena accennati, quando forse sarebbero graditi in luogo
delle tastiere, in qualche canzone troppo abusate.
L’altro elemento è il basso di Mills, capace
di dettare tempi e linee melodiche portanti per le canzoni.
Durante la loro carriera i R.E.M. ci hanno parlato della
morte, della vita, della natura che ci circonda e di quanto
sia importante difenderla; raccontato storie di persone
comuni e altre famose.
Hanno toccato le corde interne dei nostri sentimenti.
Hanno stimolato qualcosa dentro di noi, che Around the
sun riesce solo a fare in parte. Ma quel poco è
sempre intenso ed emozionante.
I tre amici e l’anima di Bill Berry sempre presente,
sono arrivati ad un punto della carriera nella quale hanno
la libertà di fare quel che vogliono. E questo è
da ammirare.
Citando il finale del film Some like it hot, <<Well,nobody’s
perfect>>.
Let my dreams set me free, believe, believe. Now, now now. |