Definito dalla testata “Q”,
come il figlio bastardo di Tom Waits e Kurt Cobain, Rico
ritorna con il suo secondo album a quasi cinque anni di
distanza dal suo debutto quel “Sanctuary Medicines”
che a suo tempo aveva impressionato positivamente la stampa
specializzata. Di Cobain e Waits musicalmente c’è
molto poco, ma il paragone regge se si prende in considerazione
l’attitudine di Rico e quindi il suo interesse per
un certo suono grezzo, sporco e ruvido molto caro ai due
colossi della musica citati prima.
“Violent Silences” non fa eccezione quindi con
i suoi dodici episodi malati, convulsi, quasi violenti come
in “Dawn Raid”, “Crazier”, ma dove
la melodia non viene trascurata o lasciata in secondo piano,
alternando momenti più nervosi e rarefatti ad altri
di più facile presa come in “Big Black Sea”,
“Freefall” o “Violent Silences”,
sempre in perfetto equilibrio tra tecnologia ed istinto,
assoluto punto d’incontro tra l’uomo e la macchina.
Notevole la collaborazione con Tricky nella seconda traccia
“Recommended Dose” un brano dall’andatura
pesante, oscura, che risente molto dell’influenza
dell’artista di Bristol. Ottima anche la cover del
Talking Heads “Psycho Killer” una grande canzone
qui rivestita di nuovo, con un andamento trascinante, sovrastata
da un muro di suono coinvolgente e che non sfigura affatto
di fronte alla versione originale.
Questo secondo lavoro dell’artista inglese non è
forse una delle cose più originali uscite negli ultimi
mesi, ma alla fine anche se derivativo risulta un disco
intelligente, selvaggio e che si lascia ascoltare senza
impegnare troppo, crescendo un po’ alla volta con
le sue ritmiche potenti e di forte impatto. |