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SCORN SCORN SCORN recensione review review
Evanescence SCORN
label: Earache (1994)
formato: CD
genere: Ambient, Dub
riferimenti: Bill Laswell
voto: 8.5
Quest’album può essere considerato quello della svolta di M.J.Harris per quanto riguarda il percorso musicale degli Scorn che seppur diviso con Nick Bullen deve considerarsi a tutti gli effetti come un prodotto dell’ex batterista dei Napalm Death che ha sempre deciso quelli che erano i canoni cui rifarsi. Certo Harris in fatto di svolte è sicuramente uno che se ne intende alla luce del fatto che nell’ambito metal estremo la sua dipartita da quello che fu anche il gruppo di Lee Dorian (ora membro fondatore dei Cathedral) suscita ancora scalpore e indignazione la stessa che i fan del Grind-core hanno riservato ai due album che hanno preceduto Evanescence nonostante il primo Vae Solis, almeno nelle atmosfere, ricordava non poco certi lavoro afferenti all’area degli affezionati dell’ex gruppo d’appartenenza del Nostro. Lo stesso Harris giustificò la sua partenza dal gruppo originario nel fatto della chiusura mentale che certo pubblico ha nei confronti della musica in generale e nel fatto che gli altri membri dei Napalm Death non volevo assolutamente discostarsi dal genere aspro e violento che li contraddistingueva, gli stessi che ascoltando questo lavoro resteranno “scandalizzati” dalle soluzione proposte, anche se a dire il vero anche il sottoscritto abituato a certe sonorità (al di là della piacevole sorpresa nell’ascoltare gli Scorn vicini a certe sonorità) è rimasto un tantino spiazzato, positivamente, dalla freschezza e dalla innovazione proposta al genere Ambient Dub dall’album in esame, soprattutto dopo l’abbandono da parte del nostro dell’uso della chitarra che nell’album aleggia lontanamente a mo d’eco nelle poche volte in cui fa capolino.
Credo che per l’album in questione sia più corretto parlare di terrorismo sonoro per le sue strazianti linee vocali e per quell’incedere non convenzionale delle partiture di basso e batteria calate all’interno di un magma incandescente che è stato abilmente manipolato e plasmato dalle mani del buon Mick che lasciate le bacchette dalla batterie si è rivestito da novello Zeus forgiando le 11 saette che compongono interamente l’album. Impossibile non rimanere turbati o meglio scossi (visto che parliamo di saette) dall’ascolto dell’album in questione dove la lezione del Laswell dei tempi migliori è stata perfettamente imparata e rielaborata secondo i migliori canoni del genere trasformandosi in perfette compagne delle nostre passeggiate isolazionistiche nel mentre saremo diretti verso quell’Olimpo degli dei di qualche galassia diversa dalla nostra e, nonostante l’album sia da ascoltare nella sua interezza, permettetemi di segnalarvi Exodus a mo di porto sicuro dopo attraccare nel caso sarete stanchi nel Vostro cammino verso l’Olimpo, e nel caso la stanchezza stia per prendere il sopravvento ricordatevi che la “penultima saetta” dell’album ha dal titolo The End a segnalarvi la fine del Vs. cammino ed il raggiungimento dell’olimpo dove voi potrete mostrare come credenziali l’ascolto di questo album e soprattutto fatevi accogliere nel mentre riascoltate l’intero album ed il suo inizio divino a nome Silver Rain Fell, un autentico masterpeace di post industrial-dub malato ed epidemico, e vedrete che vi riserveranno il posto migliore affianco, se non in braccio, a Venere… Datele un bacio da parte mia.


Ps
Se volete aggraziarvi ancora di più Zeus e compagnia vi segnalo che dello stesso album esiste una versione dal titolo Ellipsis (caldamente consigliata) dove troverete l’intero Evanescence remixato da tipi del calibro di Coil, Autechre, B.Laswell, Scanner più altri…chi ha orecchie per intendere intenda.
invia la tua recensione Gianluca D'Amato
  agosto 2004
 
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