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THE SHINS
Chutes Too Narrow |
label: Sub Pop
formato: CD
genere: Indie Pop
riferimenti: the New Pornographers, Badly Drawn Boy, the Apples
in Stereo, Big Star, Beach Boys
voto: 7.5 |
E' stata lunga l'attesa per questo
disco, uscito alla fine del 2003 negli States ma solo da poche
settimane distribuito anche in Italia. Ritardo ingiustificato
visto che si tratta di uno dei gruppi più interessanti
e originali della scena indie americana, messo nella playlist
del 2003 da gran parte della critica d'oltre oceano e praticamente
sconosciuto da queste parti.
In un periodo dove emergono solo gruppi legati al vecchio
garage e alla rinascita della new wave i the Shins non sono
facilmente collocabili e rischiano di non avere lo spazio
che meritano.
La scrittura di J.Mercer è sempre proiettata alla ricerca
della perfect pop song, e nei dieci episodi di Chutes
too narrow riesce a raggiungere l'obiettivo più di
una volta, pop venato di Lo-Fi nell'iniziale "Kissing
the lipless" dove James alterna momenti pacati a vere
esplosioni rock non solo grazie alla chitarra ma soprattutto
per merito della sua estensione vocale veramente fuori dal
comune, alternando il suo tipico falsetto a vere e proprie
urla di rabbia e dolore. "Mines not a high horse"
con le incursioni del synth ricorda vagamente certi passaggi
dei primi Cure e XTC mentre "So says" i mischia
le carte e mostra quel suono sixities così tanto presente
nel precedente "Oh, inverted world". 2 minuti e
40 in zona Kinks/Byrds dove ancora una volta la voce di Mercer
è protagonista e la semplice melodia pop viene aggredita
da continue distorsioni.
Tutto presto torna alla tranquillità, basta un sola
chitarra acustica per creare un'atmosfera pastorale in "Young
pilgrim", come se Badly drawn boy si fosse trasferito
in piena West coast: con lui non condividono idealmente solo
questa canzone ma anche un certo atteggiamento in noto minore,
quasi svogliato nonostante dalle loro penne escono piccoli
capolavori pop. "Saint Simon": traccia numero
5, da sola meriterebbe un capitolo, tutto il potenziale dei
The Shins esce allo scoperto regalando in poco più
di 4 minuti quella che ha tutto il diritto per essere la canzone
dell'anno (2003 o 2004 fate voi). Certe melodie così
perfette riescono a sembrare nello stesso tempo elementari
e sofisticate, il genio pop di James in pochi minuti frulla
tutto il meglio del pop, dai Beach Boys di Pet Sounds ai Left
banke, per non dimenticare il gusto classico di Bacharach
con tanto di cori e archi finali, perfetta ed elegante.
Da qui, tutto il resto scorre sempre in modo piacevole ma
il climax è stato già raggiunto: "Pink
Bullets" sembra una traccia perduta dei The Thrills,
"Turn a square" riporta in alto il livello e riaccende
l'ascolto e ci porta accanto a George Harrison, un
vero e proprio omaggio ad uno dei fab four.
Il finale è sottovoce, con il country-rock in stile
Flying burrito Bros. di "Gone for good" e "Those
to come" che si allontana dalle atmosfere create nei
pezzi precedenti: una possibilità ai the Shins bisogna
darla , un disco che meriterebbe ben altra visibilità
ma in fondo, meglio tenersi stretta Saint Simon e ascoltarla
in perfetta solitudine. |
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