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SHOULD
Feed Like Fishes |
label: Words On Music (1998)
formato: CD (11tr. - 45:05)
genere: shoegaze, slowcore, dream pop
riferimenti: Yo La Tengo, Slowdive, Galaxie 500, Secret Shine
links: http://www.words-on-music.com
voto: 7 |
Feed Like Fishes rappresenta
il primo album ufficiale degli Should, band del panorama shoegazer
americano formatasi ad Austin Texas nel 1995 e poi trasferitasi
successivamente a Baltimora. Il gruppo è composto dai
due membri fondatori Eric Ostermeier e Tanya Maus, coadiuvati
dal fratello di Eric, Marc. Le sonorità di questo lavoro
si accostano appropriatamente alle esperienze musicali prodotte
da Yo La Tengo, Slowdive, My Bloody Valentine e Galaxie 500.
L’apertura è affidata alle tuonanti passaggi
strumentali di “Fish Fourteen” attraversata da
risonanze noise, ipnotici giri di basso e da dissonanti riflessi
armonici. Dopo quindi un breve temporale arrivano le schiarite
eteree alla Slowdive del brano “Sarah Missing”
che ci fa apertamente prendere confidenza con il marchio Should,
un singolo penetrante e diretto, tempestato di brillanti reverie
shoegaze. “Aside” si priva delle iridescenze
del feedback per tessere limpide melodie slowcore dove le
voci di Eric e Tanya ci portano in alto tra il nitore più
amato ed il tepore più desiderato. La bellezza torna
ad utilizzare sensuali sfumature elettriche con “Spangle”
e “It Still Would”, creature soniche sfuggenti
e catartiche, distratte da impressioni serafiche e trasportate
da influssi estatici. “Lullen” assume forme più
notturne, stellata da una chitarra quasi narrativa e liriche
rasserenanti. “Memdrive” e “Its Pull Is
Slight” alimentano nuove brezze nostalgiche e vibrati
estensibili, riverberi e melodie che giocano con ardenti ed
incisive progressioni chitarristiche. La matrice ambient di
”Inst2” si inserisce nel contesto sotto forma
di minimale interludio autunnale. “In Nine”
si presenta con un ostinato di chitarre brulicanti di feedback,
poi al centro della sua propagazione onirica lascia schiudere
le soffuse e brevi livree vocali dei due cantanti. Morbida
conclusione il breve e leggiadro abbraccio dream pop di “Both
Eyes Open”, caratterizzata da un malinconico organo
e da rilucenti effetti riempitivi. |
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