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SIGHTINGS
Arrived In Gold |
label: Load Records / Goodfellas (2004)
formato: CD (8t-38:18)
genere: Noise-Rock, Experimental Rock, No Wave
riferimenti: Throbbing Gristle, Einsturzende Neubauten, Dead
C...
links: http://www.loadrecords.com/
voto: 9 |
Dimenticate quello che avete
ascoltato dai Sightings in passato! Giunto al quarto album,
il trio newyorkese si cancella, si sfigura, trascende le forme
umane, si trasforma in divino realizzando un’opera che
rimarrà un punto fermo per il rock del futuro. Attivi
dal 1998, Mark Morgan (voce e chitarra), John Lockie (batteria)
e Richard Hoffman (basso) hanno cercato da sempre di ridisegnare
i confini del rock, navigando in quello stesso universo sommerso
e apocalittico del free-noise americano odierno che ha come
suoi maggiori esponenti Wolf Eyes e Black Dice. Pur condividendo
gli scenari e l’ambiente dei due gruppi prima citati,
i Sightings sono ben altra cosa: innanzitutto, considerando
la strumentazione, il loro è un classico trio rock
e non suonano alcuno strumento elettronico anche se, tuttavia,
nella loro musica si possono trovare suoni apparentemente
elettronici ma sempre prodotti da chitarra- basso- batteria;
inoltre non si accontentano di destabilizzare e frantumare
il rock per poi bearsi della propria verve distruttiva, vedi
Wolf Eyes, ma cercano di ricostruire un suono ponendo come
base quelle innumerevoli cellule impazzite liberate dai loro
strumenti.
Il suono dei Sightings non è più quello degli
esordi. Dai feroci assalti hardcore- punk industrializzati
e passati al tritacarne del primo album, pubblicato nel 2002
sempre su Load, molto è cambiato: sono stati pubblicati
lavori già maturi, come Michigan Haters,
sempre nel 2002, e Absolutes, l’anno
seguente, dove alla violenza dell’impatto si aggiungeva
una tendenza alla dilatazione e alla psicosi, ma è
con questo nuovo Arrived In Gold che i Sightings
raggiungono la piena maturità e la totale consapevolezza
dei propri mezzi. Un passo in avanti da gigante. Per la prima
volta in un loro disco tutti gli strumenti sono perfettamente
udibili e la musica riesce a caricarsi di una valenza emotiva
fortemente desolata e disperata, esattamente la stessa che
si poteva percepire più di venti anni fa nei lavori
di Dna, Mars, Sonic Youth ed Einsturzende Neubauten.
Si inizia con “One Out Of Ten”, apparenti
bleeps alla Pan Sonic in continua crescita che ci portano
sempre più verso le viscere della Terra, un inquietudine
che aumenta, risonanze di chitarra e lontanissimo un pianoforte
jazz che tenta di farsi strada ma viene trascinato dalla colata
lavica vomitata dagli altri strumenti. Un fantastico e ossessivo
riff di basso è l’attacco di “Sugar Sediment”,
ipnosi psichedelica sorretta da un continuo rullante e attraversata
da taglienti risonanze di chitarra; il pezzo sembra perdersi
dietro il percorso del basso, per poi ritrovarsi in fibrillante
attesa di un’esplosione finale ma gli strumenti implodono
prima che questa accada.
Il violino di Samara Lubelski dei Sonora Pine, responsabile
anche della registrazione del disco, è un’affilatissima
lama industrial che taglia le cupe cadenze catacombali e la
voce da ultimo respiro di “Odds On”, possibile
marcia per una terribile avanzata della Morte più efferata
in una segheria d’acciaio.
Tiriamo il fiato!
La rigorosa geometria di “Internal Compass” riporta
alla mente la mai dimenticata e fondamentale No Wave della
New York di fine ’70: i singhiozzi della chitarra e
l’andamento tribale e psicotico potrebbero farla avvicinare
a certi pezzi degli ultimi Liars, fatto che ha in sé
dello straniante. Il suono dei Sightings vira anche verso
momenti funk e convulsamente “ballabili” ma che
ovviamente non risiedono in superficie e non godono nemmeno
di un pallido raggio di sole ma sono coperti da una fitta
coltre rumorista; è il caso di “Switching To
Judgement”, dove le linee funk di basso e batteria sono
magnificamente spogliate e stuprate dalla natura noise della
chitarra di Morgan, come se il Pop Group fosse entrato nello
studio di registrazione dei Dead C. A chiudere il trittico
che è la parte più “accessibile”
di questo lavoro, si trova il punk da Apocalisse di “Dudes”
dove veniamo risucchiati dal devastante vortice di wah- wah
della chitarra per essere catapultati altrove, lontano, nelle
lande desolate e gelide di “The Last Seed” che
preludono all’ultimo, estremo tour de force.
“Arrived In Gold, Arrived In Smoke”, dieci
minuti epici: una pesantissima macchina da guerra lanciata
a velocità impossibile alimentata da un basso tellurico,
una batteria incessantemente incombente e maniacale, una chitarra
assassina, distorsioni, effetti, filtri e quant’altro…
Una marcia inarrestabile, poi il crash: il drumming rallenta
il ritmo, gli strumenti sono sfigurati, la voce entra ed è
debole. Fino all’ultimo respiro.
Non c’è più nessuna differenza tra corpo
umano e strumento. Fusione. Ascensione.
L’ultimo pezzo, pur totalmente diverso, di tal portata
è stato l’incubo al calor bianco di “Sheets
Of Easter” su Each One Teach One degli
Oneida, giunto anche quello a sconvolgere il rock sulla fine
del 2002. Sempre a New York. Arrived In Gold
è l’ultima bomba del 2004 e ha fatto esplodere
tutto quello che è stato pubblicato durante l’anno.
Intenso. Immenso. Una pietra angolare. |
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