Gli islandesi hanno una ventina
di modi per dire neve o nevicata, ed almeno altrettanti
per indicare la lava. Sono gente capace di cogliere tutte
le sfumature del bianco e del nero, gli islandesi. Ed i
Sigur Ros sono islandesi. Per avvicinarsi a loro bisogna
cambiare approccio, allora, superare i preconcetti -ma è
vero che il cantante è gay? che è cieco da
un occhio?-, dimenticare perché ci siamo accostati
al loro lavoro -ma è vero che cantano in una lingua
inventata? è vero che il cantante suona la chitarra
con l’archetto? -e lasciare che sia solo la musica
a parlare per loro, anche perché è questo
che ci chiedono quando omettono i titoli dei loro brani,
come hanno fatto nel precedente ( ), o quando li mettono,
tralasciando però ogni altra informazione, come succede
in questo disco.
Allora per godervelo a pieno accettate un piccolo consiglio:
comprate l' edizione speciale del cd; non troverete cd bonus,
dvd, materiale video, ma solo un artwork più esteso.
Aspettate un attimo prima di inserire il cd nel lettore;
sedetevi invece e sfogliate il libro, lasciate che sia "Glòsòli"
ad accogliervi, fatevi portare per mano fra i cespugli caparbi
di Islanda, ed alla fine sedetevi insieme a scrutare le
rotte dei gabbiani. A questo punto siete pronti: fate partire
la musica, saranno i Sigur Ros stessi a ringraziarvi (Takk-tr.grazie),
ed a narrarvi la storia di "Glòsòli"
(sì, proprio a narrarvi: perchè in questo
lavoro hanno deciso di abbandonare l’Hopelandic, la
“lingua” che hanno creato, in favore dell’idioma
islandese). I vecchi aficionados probabilmente
rimarranno un po’ spaesati dai primi ascolti. I Sigur
Ros si presentano più maturi, ma anche più
sereni. Le atmosfere lugubri ed un po’ claustrofobiche
dei lavori precedenti sono state superate in favore di ritmi
più rilassati ("Milanó") e di atmosfere
morbide ed avvolgenti ("Hoppípolk"). La
collaborazione col gruppo Amína, iniziata con ( ),
è massiccia, e gli arrangiamenti risultano più
sontuosi, addirittura trionfali ("Sé lest").
I brani seguono quasi tutti una stessa struttura: partono
con poche note, sostenute da un solo strumento, due al massimo,
e prendono via via corpo, in un crescendo ravelliano,
esplodono in un trionfo di voci che si sovrappongono per
poi tornare alla quiete iniziale ("Sæglópur"
su tutte).
Se vi lascerete sedurre da Takk..., ascolterete il canto
antico del permafrost, riconoscerete lo stridere del pack
che si spezza, e sentirete Jonsi dialogare con le balene
e con gli angeli.
Seguite "Glòsòli", andate a cercare
con lui il sole che si è nascosto; forse tornerete
senza avere trovato nulla, tranne la consapevolezza di essere
partiti per uno splendido viaggio. |