recensione Sigur Rós recensione Takk discografia review recensione biografia recensioni recensione Sigur Rós articolo monografia buy order online Jon Thor Birgisson Georg Holm Kjartan Sveinsson Orri Páll DýRason Agust Ágætis Byrjun intervista band islandese radiohead testi scheda live concerto oggetto: recensione
 
SIGUR ROS
Takk...
label: EMI (2005)
formato: CD
genere: Post-Rock/ Experimental
riferimenti: Slowdive, Bark Psychosis, Mogwai, Spiritualized, Godspeed You Black Emperor!
links: http://www.sigur-ros.co.uk/
voto: 6.7

Gli islandesi hanno una ventina di modi per dire neve o nevicata, ed almeno altrettanti per indicare la lava. Sono gente capace di cogliere tutte le sfumature del bianco e del nero, gli islandesi. Ed i Sigur Ros sono islandesi. Per avvicinarsi a loro bisogna cambiare approccio, allora, superare i preconcetti -ma è vero che il cantante è gay? che è cieco da un occhio?-, dimenticare perché ci siamo accostati al loro lavoro -ma è vero che cantano in una lingua inventata? è vero che il cantante suona la chitarra con l’archetto? -e lasciare che sia solo la musica a parlare per loro, anche perché è questo che ci chiedono quando omettono i titoli dei loro brani, come hanno fatto nel precedente ( ), o quando li mettono, tralasciando però ogni altra informazione, come succede in questo disco.
Allora per godervelo a pieno accettate un piccolo consiglio: comprate l' edizione speciale del cd; non troverete cd bonus, dvd, materiale video, ma solo un artwork più esteso. Aspettate un attimo prima di inserire il cd nel lettore; sedetevi invece e sfogliate il libro, lasciate che sia "Glòsòli" ad accogliervi, fatevi portare per mano fra i cespugli caparbi di Islanda, ed alla fine sedetevi insieme a scrutare le rotte dei gabbiani. A questo punto siete pronti: fate partire la musica, saranno i Sigur Ros stessi a ringraziarvi (Takk-tr.grazie), ed a narrarvi la storia di "Glòsòli" (sì, proprio a narrarvi: perchè in questo lavoro hanno deciso di abbandonare l’Hopelandic, la “lingua” che hanno creato, in favore dell’idioma islandese). I vecchi aficionados probabilmente rimarranno un po’ spaesati dai primi ascolti. I Sigur Ros si presentano più maturi, ma anche più sereni. Le atmosfere lugubri ed un po’ claustrofobiche dei lavori precedenti sono state superate in favore di ritmi più rilassati ("Milanó") e di atmosfere morbide ed avvolgenti ("Hoppípolk"). La collaborazione col gruppo Amína, iniziata con ( ), è massiccia, e gli arrangiamenti risultano più sontuosi, addirittura trionfali ("Sé lest"). I brani seguono quasi tutti una stessa struttura: partono con poche note, sostenute da un solo strumento, due al massimo, e prendono via via corpo, in un crescendo ravelliano, esplodono in un trionfo di voci che si sovrappongono per poi tornare alla quiete iniziale ("Sæglópur" su tutte).
Se vi lascerete sedurre da Takk..., ascolterete il canto antico del permafrost, riconoscerete lo stridere del pack che si spezza, e sentirete Jonsi dialogare con le balene e con gli angeli.
Seguite "Glòsòli", andate a cercare con lui il sole che si è nascosto; forse tornerete senza avere trovato nulla, tranne la consapevolezza di essere partiti per uno splendido viaggio.

invia la tua recensione Antonio Tonietti
  ottobre 2005
 
TOP