I Sinistri, ex Starfuckers, sono
un terno di musica senza regole, senza un tema da seguire
o direzioni da prendere. Un’avanguardia libera di spaziare
tra i generi, un pulsante interstizio dadaista dal quale non
aspettarsi nient’altro che la libertà di forma,
un lampo irrequieto di frequenze e suoni ordinatamente stocastici,
ostinatamente destrutturati. “Free Pulse” può
apparire come una sfida ad ogni linearità temporale,
proiettato verso il nucleo introvabile del singolo suono capace
di mutare il corso della gravità sonora. Dietro questa
articolata indisciplina tonale c’è Manuele Giannini
(chitarra, electronics), Alessandro Bocci (electronics, computer),
Roberto Bertacchini (batteria) e Dino Bramanti (real-time
processing/live mixing, sampling, MaxMSP code) una formazione
che ha esplorato sin dagli esordi sonorità classiche
contemporanee, il jazz, la musica nera, il blues e la musica
elettroacustica.
Supportati quindi da questa particolare vocazione verso la
ricerca del materiale “non musicale”, allineano
in quest’opera dieci sorgenti di movimento composte
da instabili nevrosi percussive, suscettibili fratture a corde
e gocciolanti fruscii sensoriali.
In una logica del rimbalzo esplorativo, si compiono repentine
ed immobili focalizzazioni dislocate in dimensioni sempre
più ingrandite da un orecchio curioso di vedere se
questa parodistica realtà ha anche un corpo da afferrare.
“La detrazione del senso non avviene per mezzo di procedimenti
meccanici o digitali, ma attraverso una disciplina, frutto
di un processo intuitivo, che permette al gruppo di rinunciare
al proprio io”... si ma non basta, troverete dell’altro
qui dentro, e quando lo troverete lo perderete nuovamente.
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