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SUFJAN STEVENS recensione SUFJAN STEVENS
Seven Swans review review
label: Sounds Familyre / Rough Trade (2004)
formato: CD
genere: Indie Pop, Progressive Folk, Indie Rock
riferimenti: Iron & Wine
links: http://www.sufjan.com/
voto: 8.5
Ci sono dischi che si manifestano subito per quello che sono, giocandosi i pezzi migliori in modo immediatamente riconoscibile; ce ne sono altri che invece si concedono a poco a poco, svelando le proprie grazie col tempo, senza foga.
Questo è un disco che appartiene decisamente alla seconda categoria; è un’ opera che ammalia ma con premurosa parsimonia, che si afferra pienamente solo dopo i primi, superficiali ascolti.
Ad esser sinceri una cosa chiara da subito c’è: è la consapevolezza della quasi totale maturazione del nostro giovane Sufjan, libero dalle etichette che marchiavano i dischi precedenti. Perché “Greetings from Michigan” è certamente un album molto affascinante e in grado di regalare forti emozioni, ma rimane imbrigliato in quei riferimenti palesi ( su tutti Stereolab e Jim O’rourke ) cui paga un cospicuo tributo di devozione. “Seven swans” è, in questo senso, finalmente frutto del suo talento, in modo incontestabile, senza mezzi termini.
Intanto le composizioni paiono più omogenee, mancano quelle divagazioni dilatate che comparivano in precedenza e la resa ne guadagna notevolmente. Ci si abbandona così a melodie più pure, costruite con un impianto folk-pastorale di banjo (o chitarra) e voce su cui poi appoggiano ricami di organo, piano e corni, su cui si intrecciano sinuose vertigini di back vocals angelicati.
I brani regalano piccoli bozzetti di intimità domestica; i paesaggi, rarefatti, questa volta sono interamente metabolizzati visceralmente, nell’ anima.
Di qui comincia allora la lenta, ma affascinante, scoperta del disco, attraverso i particolari e le sfumature, attraverso le gemme disseminate qua e là, lungo i saliscendi ripidi, per scoprirsi così a seguirne i crescendo che si avvolgono caldi su su per quel sentiero che arriva dritto al cuore.
Per scoprirsi perduti ad ascoltare dichiarazioni d’amore consumate al buio, sussurrate davanti ad un caminetto, quando fuori fa freddo, tanto freddo.
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  luglio 2004
 
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