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SUPER FURRY ANIMALS
Love Kraft

label: Rough Trade (2005)
formato: CD (12 tks, 54:23 min.)
genere: Indie pop, Psychedelia, Alternative
riferimenti: Flaming Lips, Blur, Supergrass
links: http://www.superfurry.com/
voto: 7.2

Giunti al settimo album in quasi dieci anni di attività, i Super Furry Animals del 2005 si riportano tu territori più convenzionali rispetto al loro ultimo lavoro, che seppur con qualche lampo di genio, aveva lasciato inappagata una parte del loro pubblico.
La formula che risuona in “Love Kraft” riprende tutti gli elementi della loro psichedelia applicata alla forma canzone, creando così delle gemme in bilico tra melodia lisergica e arrangiamenti dal retrogusto vintage.
Insomma canzoni che si svelano presto ma che avranno vita lunga grazie ad una produzione accurata e stratificata, ma mai leziosa anche quando sono gli archi a farla da padrone come in “Walk You Home”, dove melodie alla Bacharachsembrano sposarsi con il “wall of sound” di Phil Spector.
Il primo singolo “Lazer Beam” in realtà non è molto rappresentativo del disco, anche perché gli episodi migliori sono decisamente altri, come la contagiosissima “Ohio Heat” agrodolce ballad psichedelica, o la sonnolenta “Atomic Lust” che richiama molto iBlur di “13”.
E se Paul McCartney avesse voluto scrivere una canzone citando i Beach Boys? Allora sarebbe venuta fuori “The Horn”,fluida e leggera ma tutto sommato abbastanza inconsistente, niente a che vedere con l’aperture epiche che pervadono “Zoom!”, un esercizio di stile (e qui ce n’è veramente tanto) superbamente arrangiato, e praticamente perfetto nella sua andatura oscura e visionaria, ipotetico punto d’incontro tra i Pink Floyd di “Breathe/Time” con gli Air di “Moon Safari”.
A parte qualche caduta di tono come la superflua “Oi Frango”, “Love Kraft” ha veramente tanto da offrire fino alla fine con “Cloudberries” con i suoi cambi di tempo e “Cabin Fever”introdotta da leggeri tocchi di pianoforte che si aprono per creare un paesaggio sonoro luminoso e sereno, come il cielo chiaro di una mattina d’estate.
Chi in precedenza aveva apprezzato lavori come “Rings Around The World” o “Phantom Power”, qui troverà una serie di canzoni che oltre a reggere benissimo se prese singolarmente, vantano rispetto al passato una maggior coesione tra di loro, finendo per far risultare questo disco forse il più compatto del gruppo di Cardiff, ed anche in questo senso l’esperienza accumulata in tutti questi anni ha giocato a loro favore. Tanto mestiere quindi, grazie anche alla produzione del sapiente Mario Caldato Jr., ma anche tanta ispirazione, per una band che dimostra ancora una volta come sia possibile creare gioielli pop ricoperti con atmosfere oniriche e dilatate, ma imbevuti damelodie praticamente perfette.

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  novembre 2005
 
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