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TALVEKOIDIK
Silent Reflections
label: Brume (2008)
formato: CD
genere: glitch-electro, IDM
riferimenti: Autechre
links: http://www.brumerecords.com
voto: 8.5
Kai Christian Hahnewald, già noto per la militanza nella band rhythmic noise S.K.E.T. e per il progetto Weisskeuz (il cui materiale è ad oggi molto raro), accantona momentaneamente l’industrial tout court e dà vita a Talvekoidik trovando un’ispirazione unica che nessuno si aspettava. “Silent Reflections” mescola ritmiche ultra moderne a temi sintetici e campionamenti di strumenti classici con un gusto superiore per la melodia: fatto che rende il lavoro eccezionale. Le percussioni elettroniche navigano principalmente nell’universo break-beat che sembra aver conquistato molti progetti contemporanei di musica elettronica, evitando però di finire nel noise ritmico aggressivo tipico dei dancefloors. Le basi diventano così puro accompagnamento per le linee melodiche, i rumori ritmici sono minimi, frammentati e occasionali, ma assemblati in modo eccellente, capaci di dare vita ad un formidabile glitch sound fatto di controllati errori cibernetici. Le tastiere mimano motivi cari alla tradizione synth-pop con accenni oscuri, a ciò si aggiungono temi affascinanti di piano (in “Such a Perfect Day” e “The Cliff” grazie alla partecipazione di Elda Di Matteo), ma anche archi in Concealed Longings”, cornamuse dall’effetto nordico e malinconico in “Rough Baltic Shore”, un motivo che rimanda a Philip Glass emerge in “Eismeer” e ritmiche tribali e suoni arabeggianti caratterizzano “The Moebius Strip”. Chiudono il disco tre remix che non aggiungono molto all’essenza dell’album: una delle tracce rivisitate è “Atlas”, pezzo che non appare in “Silent Reflections”, pubblicato esclusivamente nella compilation “Elektroanschlag 3”, viene qui rivisitato in modo un po’ fracassone da Fragment King. Talvekoidik crea la musica del nuovo millennio, colonna sonora immaginaria di un quartiere europeo ultra-moderno. Forse l’immagine che più ho accostato ai suoni di “Silent Reflections” è quella de “La Defense” parigina, con le sue strutture geometriche precise e scintillanti immerse nel cuore di una città antica e classica. Un album che ha le fattezze di una struttura architettonica in grado di tagliare le nuvole. Sbalorditivo.
invia la tua recensione Michele Viali
  gennaio 2008
 
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