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TEATRO DEGLI ORRORI
C’è Ancora Vita su Marte
label: Venus (2007)
formato: CD
genere: Rock/Post punk
links: http://www.myspace.com/ilteatrodegliorrori

Rabbia, dolore, confusione, tristezza, ironia, amore…
Tutto questo è il disco d’esordio dei “Teatro degli orrori”. Band che, nata per gioco dall’unione di One dimensional man e Sueprelasticbubbleplastic (Capovilla, Bavero e Valente dai primi e Mirai dai secondi), è diventata un carrarmato rock che schiaccia e distrugge il nostro vivere quotidiano.
Il “Teatro degli orrori” non esiste, noi siamo questo teatro. Noi che ci affanniamo nel “farci dar retta…alle nostre miserie”. Noi che viviamo anni di duro lavoro perché “fanno tutti così”. Noi che, anche se c’è la guerra “è tutto ok”.
È un ritratto a pennellate acide e ironiche, quello proposto da Capovilla e soci, ad iniziare dall’incipit. Il cantante, rivolgendosi a chiunque ascolti il disco, lo chiama maestro e, dopo averlo fatto accomodare, lo inchioda alla sedia con gli occhi (le orecchie) sbarrati.
“Vita mia: a noi due”
Si inizia così, facendo i conti con le proprie sfighe personali, quelle più individuali e insignificanti, ma che sommate, diventano le parti del puzzle di ognuno. “Vita mia” le percorre e ricorda, con una frase emblematica, che “giochi rosso ed esce sempre il nero”. Senza sosta si passa al secondo atto: “Dio mio”. Qui lo spettatore è nuovamente preso a schiaffi dalla rappresentazione in corso, dove la sua vita è messa davanti ad un’inutilità non sfuggibile:
“Lo sapevi che andava a finire così…senza una meta”.
È tutto inutile? Forse sì, ma…
Non bisogna fermarsi, così la musica prosegue con una formula omogenea per quasi tutto il disco: un muro ruvido della base ritmica sul quale si stagliano i graffi della chitarra.
Cambio di scena: “E lei venne”. Praticamente un racconto da pulp generation italiana: un uomo che, per potersi ubriacare liberamente, ammazza la sua compagna. A questo punto entra in scena “Compagna Teresa”: una staffetta partigiana che viene ammazzata mentre svolge il suo compito di liberatrice del suo paese. Da qui si vede l’ingresso dell’impegno politico della band, che proseguirà anche con “L’impero delle tenebre”, canzone ossessionata dal ricordarci che “abbiamo perso la memoria del ventesimo secolo”, e “carrarmato rock”, dove i Tdo auspicano l’arrivo di un “carrarmato rock che faccia morire di musica e non di paura”, come invece fanno quelli veri, quelli delle missioni di pace.
Si procede verso gli ultimi tre pezzi, quelli più intimisti, ma prima bisogna menzionare altri due brani cattivi: “Scende la notte” dove in un ripetersi di “sei tu” vengono buttate addosso mille colpe, mille pugni, che fanno sì che “ti guardi allo specchio e non ti riconosci più”, e “Il turbamento della gelosia”, musicalmente uno dei pezzi più confusi del disco, che ricorda che comunque sia c’è “ancora un cuore dentro”.
Proprio questo cuore viene utilizzato per la chiusura.
“Lezioni di musica” è infatti un continuo di richieste d’amore, dove la musica cambia di registro e, giocando con arpeggi e distorsioni più leggere, si trasforma in un fazzoletto nel quale piangere la propria solitudine.
“Stringimi fino a che mi fai un po’ male” “Canzone di Tom”, pezzo dedicato ad un amico morto, gioca con un testo ossessivamente ripetitivo su un crescendo musicale, che ne esalta la carica emotiva. Ma è con il finale si arriva alla storia d’amore. In “Maria Maddalena” c’è tutta la tragedia di una donna che non può avere nessuna relazione con l’uomo che ama, perché la sua vicinanza con dio significa la distanza da lei. Il pathos è fortissimo e la base lo accompagna, anche con l’inserimento di violini, verso la fine del disco.
Lo spettacolo è finito ed è ora di uscire dalla sala.
È ora di ricominciare il proprio teatrino personale, ma prima la domanda è d’obbligo: è tutto inutile?
Forsesì. Forse siamo dentro la gola nera ed infinita di un serpente, ma alla fine va bene andare avanti così, con un’ironia massacrante e con la convinzione che “è tutto ok!”

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  ottobre 2007
 
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