| E’ un piacere ascoltare
un bell’album come “Man Made” da parte di
un gruppo che ha esordito nel 1990 (“A Chatolic Edication”)
e quindici anni dopo sembra non aver ancora perso la freschezza
delle origini, la passione che spinge a salire su un palco,
a comporre, ad entrare in uno studio di registrazione.
Quindici anni dall’esordio e tre dall’ultima
uscita discografica targata 2002, “Words of Wisdom
and Hope”: i Teenage Fanclub sono tra i pochi gruppi
ad essere sopravvissuti (a testa alta) al brit pop degli
anni 1995-1997, corrispondenti non solo all’affermazione
planetaria degli Oasis ma anche ai loro due episodi discografici
migliori (“Grand Prix” e “Songs from Northern
Britain”).
“Man Made” è il nono album in studio
della band scozzese: i ragazzi si trovano ancora ad occhi
chiusi, intrecciano le loro chitarre con la sicurezza che
solo una carriera ultradecennale può garantire, sfornano
ancora canzoni che ti entrano in testa al primo ascolto
e sembrano destinate a divenire classici. Se non ci credete
ascoltate l’opening track “It’s All in
My Mind” e vi assicuro che in breve tempo vi ritroverete
a canticchiarla nei momenti più impensati della giornata:
delicata, semplice e diretta, il pezzo è firmato
Blake come uno degli altri momenti più felici del
disco, “Slow Fade”, dove le chitarre elettriche
trovano maggior spazio che altrove in un album dominato
tendenzialmente dalle sei corde acustiche, suonate comunque
con un atteggiamento che strizza l’occhio al rock.
Non solo Blake comunque: Love ha composto “Time Stops”,
un’altra ottima melodia, delicata ma velata di indie,
e “Fallen Leaves”, dal sapore autunnale e dall’odore
molto sixties; McGinley, dal canto suo, è autore
di quattro pezzi tra cui spicca “Feel”, uno
dei tanti episodi dove le chitarre acustiche sembrano avere
la meglio sul resto.
“Man Made” è un disco che ha il pregio
di non rendere banale la propria omogeneità sonora:
ogni canzone è un potenziale singolo e materiale
che porta a sicura assuefazione, come la nicotina. Riprendendo
un po’ dagli anni sessanta, un po’ dal brit
pop dei tempi d’oro, un po’ dal nuovo acoustic
movement (Kings of Convenience, per intenderci) gli scozzesi
hanno dato vita ad un progetto che suona fresco e vincente,
merce sempre più rara nei tempi che corrono. Quindici
anni e non sentirli…
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