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TEENAGE FANCLUB
Man Made
label: Merge Records (2005)
formato: Cd
genere: Indie Pop Rock
riferimenti: scena brit rock, 60’s
links: http://www.teenagefanclub.com/
voto: 7.3
E’ un piacere ascoltare un bell’album come “Man Made” da parte di un gruppo che ha esordito nel 1990 (“A Chatolic Edication”) e quindici anni dopo sembra non aver ancora perso la freschezza delle origini, la passione che spinge a salire su un palco, a comporre, ad entrare in uno studio di registrazione.

Quindici anni dall’esordio e tre dall’ultima uscita discografica targata 2002, “Words of Wisdom and Hope”: i Teenage Fanclub sono tra i pochi gruppi ad essere sopravvissuti (a testa alta) al brit pop degli anni 1995-1997, corrispondenti non solo all’affermazione planetaria degli Oasis ma anche ai loro due episodi discografici migliori (“Grand Prix” e “Songs from Northern Britain”).

“Man Made” è il nono album in studio della band scozzese: i ragazzi si trovano ancora ad occhi chiusi, intrecciano le loro chitarre con la sicurezza che solo una carriera ultradecennale può garantire, sfornano ancora canzoni che ti entrano in testa al primo ascolto e sembrano destinate a divenire classici. Se non ci credete ascoltate l’opening track “It’s All in My Mind” e vi assicuro che in breve tempo vi ritroverete a canticchiarla nei momenti più impensati della giornata: delicata, semplice e diretta, il pezzo è firmato Blake come uno degli altri momenti più felici del disco, “Slow Fade”, dove le chitarre elettriche trovano maggior spazio che altrove in un album dominato tendenzialmente dalle sei corde acustiche, suonate comunque con un atteggiamento che strizza l’occhio al rock. Non solo Blake comunque: Love ha composto “Time Stops”, un’altra ottima melodia, delicata ma velata di indie, e “Fallen Leaves”, dal sapore autunnale e dall’odore molto sixties; McGinley, dal canto suo, è autore di quattro pezzi tra cui spicca “Feel”, uno dei tanti episodi dove le chitarre acustiche sembrano avere la meglio sul resto.

“Man Made” è un disco che ha il pregio di non rendere banale la propria omogeneità sonora: ogni canzone è un potenziale singolo e materiale che porta a sicura assuefazione, come la nicotina. Riprendendo un po’ dagli anni sessanta, un po’ dal brit pop dei tempi d’oro, un po’ dal nuovo acoustic movement (Kings of Convenience, per intenderci) gli scozzesi hanno dato vita ad un progetto che suona fresco e vincente, merce sempre più rara nei tempi che corrono. Quindici anni e non sentirli…

invia la tua recensione Luca Meneghel
  giugno 2005
 
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