Dopo un periodo abbastanza caotico
in cui da quartetto sono diventati un trio, i Trail of Dead
pubblicano quello che potrebbe risultare per loro l’album
della consacrazione, dopo le ottime basi gettate con il precedente
“Source Tags And Codes”, pieno di ottime intuizioni
ma forse un po’ troppo articolato per conquistare nuovi
fan.
Ricercato sia come melodie che come arrangiamenti, “Worlds
Apart” rappresenta un passo in avanti verso delle sonorità
più accessibili, ma che di sicuro non fanno preso al
primo ascolto, come nella miglior tradizione del gruppo.
Oggi a chi verrebbe in mente di pubblicare un pezzo come
“Will You Smile Again”, che dopo le debordanti
chitarre iniziali procede con un intermezzo di oltre due
minuti con la sola voce, basso e batteria a tenere le redini
di quello che sembra una combinazione sconclusionata di
idee ma alla fine il risultato è ingegnoso e brillante.
La title track invece risulta invece più semplice
e concisa, qui Kevin Allen cantando davanti ad un pubblico
di bambini che ascolta divertito, sembra voler spiegare
loro le insidie e le contraddizioni del music business e
del sogno americano in generale, con un testo incisivo e
diretto. Molto nostalgica invece la successiva “The
Summer of ‘91”, dove una bellissima melodia
si appoggia su un giro di piano delicato e malinconico,
salvo poi lasciare spazio alla straripante irruenza che
prende forma coperta da arrangiamenti ricchi e stratificati
ma mai fastidiosi. I muri chitarristici di “A Classic
Arts Showcase” si placano e danno vita ad un crescendo
epico dapprima con i violini che sembrano provenire da un’epoca
lontana, e poi con dei cori femminili simili a quelli dei
lavori più famosi dei Pink Floyd. Non hanno invece
la stessa intensità “The Best” e “The
Lost City Of Refugee” che pur non sfigurando affatto,
sembrano prive di direzione e leggermente meno ispirate
ma sempre comunque di un livello più che accettabile.
Il disco infine si chiude con due bonus track: la furiosa
“Mach Schau”, con le sue improvvise ripartenze,
e la sbiadita “All Saints Day”.
Lontano dalle vibrazioni noise dei precedenti album, un
lavoro che qualcuno potrà trovare snob, ma di sicuro
affascinante, e che dopo un inizio ostico difficilmente
stancherà, anche dopo ripetuti ascolti. I Trail Of
Dead si vogliono rivolgere solo a chi ha veramente voglia
di immergersi nella loro musica, ad un pubblico attento,
proprio oggi che le canzoni vengono composte per far colpo
già dal primo ascolto salvo poi essere dimenticate
nel giro di poche settimane.
Una nota a parte merita il booklet, copertina compresa,
che racchiude delle immagini bellissime e suggestive, diverse
tra loro per stile e rappresentazione, ma che si sposano
perfettamente con l’ atmosfera sognante e ricercata
che si respira per tutta la durata di “Worlds Apart”. |