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...AND YOU WILL KNOW US BY THE TRAIL OF DEAD
Worlds Apart  
label: Interscope (2005)
formato: CD (14 tks, 52:47)
genere: experimental rock
riferimenti: Dinosaur Jr, Motorpsycho
links: http://www.trailofdead.com/
voto: 7.5
Dopo un periodo abbastanza caotico in cui da quartetto sono diventati un trio, i Trail of Dead pubblicano quello che potrebbe risultare per loro l’album della consacrazione, dopo le ottime basi gettate con il precedente “Source Tags And Codes”, pieno di ottime intuizioni ma forse un po’ troppo articolato per conquistare nuovi fan.
Ricercato sia come melodie che come arrangiamenti, “Worlds Apart” rappresenta un passo in avanti verso delle sonorità più accessibili, ma che di sicuro non fanno preso al primo ascolto, come nella miglior tradizione del gruppo.

Oggi a chi verrebbe in mente di pubblicare un pezzo come “Will You Smile Again”, che dopo le debordanti chitarre iniziali procede con un intermezzo di oltre due minuti con la sola voce, basso e batteria a tenere le redini di quello che sembra una combinazione sconclusionata di idee ma alla fine il risultato è ingegnoso e brillante. La title track invece risulta invece più semplice e concisa, qui Kevin Allen cantando davanti ad un pubblico di bambini che ascolta divertito, sembra voler spiegare loro le insidie e le contraddizioni del music business e del sogno americano in generale, con un testo incisivo e diretto. Molto nostalgica invece la successiva “The Summer of ‘91”, dove una bellissima melodia si appoggia su un giro di piano delicato e malinconico, salvo poi lasciare spazio alla straripante irruenza che prende forma coperta da arrangiamenti ricchi e stratificati ma mai fastidiosi. I muri chitarristici di “A Classic Arts Showcase” si placano e danno vita ad un crescendo epico dapprima con i violini che sembrano provenire da un’epoca lontana, e poi con dei cori femminili simili a quelli dei lavori più famosi dei Pink Floyd. Non hanno invece la stessa intensità “The Best” e “The Lost City Of Refugee” che pur non sfigurando affatto, sembrano prive di direzione e leggermente meno ispirate ma sempre comunque di un livello più che accettabile.
Il disco infine si chiude con due bonus track: la furiosa “Mach Schau”, con le sue improvvise ripartenze, e la sbiadita “All Saints Day”.

Lontano dalle vibrazioni noise dei precedenti album, un lavoro che qualcuno potrà trovare snob, ma di sicuro affascinante, e che dopo un inizio ostico difficilmente stancherà, anche dopo ripetuti ascolti. I Trail Of Dead si vogliono rivolgere solo a chi ha veramente voglia di immergersi nella loro musica, ad un pubblico attento, proprio oggi che le canzoni vengono composte per far colpo già dal primo ascolto salvo poi essere dimenticate nel giro di poche settimane.
Una nota a parte merita il booklet, copertina compresa, che racchiude delle immagini bellissime e suggestive, diverse tra loro per stile e rappresentazione, ma che si sposano perfettamente con l’ atmosfera sognante e ricercata che si respira per tutta la durata di “Worlds Apart”.

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  febbraio 2005
 
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