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TV ON THE RADIO recensione recensioni
Desperate Youth, Blood Thirsty Babes
label: Thouch & Go (2004)
formato: CD
genere: indie rock, alternative
riferimenti: Peter Gabriel, Talking Heads,
Pere Ubu
links: http://www.tvontheradio.com/
voto: 7.5

Deve essere andata più o meno così: Dave Andrew Sitek arriva nel suo nuovo appartamento, si stappa una birra e incomincia a tirare fuori la sua roba dai cartoni; sente il tizio di sopra che canta, una specie di Peter Gabriel in salsa Fine Young Cannibals; incomincia a pensare che quella voce con le ultime cose che sta scrivendo non ci starebbe poi male.
I due si conoscono nei giorni seguenti, il tizio di sopra si chiame Tunde Adebimpe e viene dalla NYU's film school; ne nasce una collaborazione ed i primi ad usufruirne sono gli Yeah Yeah Yeahs: Dave sarà il produttore di due loro album, mentre Tunde realizzerà il video di Pin in stop motion, un incubo vomitato direttamente dalla mente dei Quay Brothers.
Il primo parto musicale dei due è datato 2003, quando si affianca loro Kyp Malone; il risultato è lo sfolgorante Ep di esordio: "Young Liars".
I Tv On The Radio li aspettavamo sulla lunga distanza, e loro ci hanno risposto con questo "Desperate Youth, Blood Thirsty Babes". La prima cosa che si apprezza è la scelta di ridurre il numero di brani proposti e la lunghezza degli stessi (nove tracce che si snodano lungo tre quarti d'ora): l'impressione è che il materiale proposto sia meditato, distillato. La conferma è data da "Staring At The Sun", un brano del precedente lavoro che qui viene riproposto in una versione condensata ma più diretta ed efficace: la hit che amerete suonare nelle vostre notti più brave. Si nota inoltre una produzione meno presente, fattasi da parte per far emergere da un contesto più secco la cifra stilistica del gruppo.
La musica suonata dai nostri non è facilmente classificabile: evocano sensazioni stranianti, confondono l'ascoltatore mentre lo seducono; in altre parole ascoltare DYBTB è come cercare di guardare la televisione alla radio.
In questo nuovo lavoro ritroviamo tutti gli elementi che caratterizzavano l'Ep di esordio: riff ultrasaturi di una chitarra malata ed un tappeto elettronico sono la base su cui la splendida voce di Tinde cuce arabeschi soul. Inoltre: umori Afro, espressioni doo-wop, cantato in falsetto, loop urbani, momenti a cappella, il tutto perfettamente miscelato da questi alchimisti sonori dalla vena genialoide alla Talking Heads. Gli episodi più convincenti sono quelli in cui le varie influenze del gruppo sono perfettamente fuse, quando i clangori metallici della chitarra si sposano perfettamente con i piani sonori vocali affastellati da Tinde e soci, come appunto nella già citata "Staring At The Sun" (dove spicca la voce di Katrina Ford), o in Dreams. Lasciano perplessi invece tracce come Ambulance, interamente a cappella, che sembrano inseriti a bella posta per dimostrarci la genuinità dell'approccio intelligente del trio al materiale sonoro che manipola. Di gran lunga più azzeccati i sapori doorsiani di "Don't love you", uno spiritual dilaniato rivisitato in chiave elettro. Sintomatica dell'eclettismo esasperato dei TOTR è la traccia che chiude il disco "Wear you out": un drumbeat fra il marziale ed il tribale è affiancato da una chitarra Morriconiana, mentre la melancolica voce di Tinde, raddoppiata in falsetto, intesse una melodia trasognata; il tutto viene impreziosito dai fiati che si animano come fantasmi via via che il brano prende corpo.
In conclusione il lavoro ci è piaciuto, e molto, ma ci sembra più una ottima premessa/promessa per un futuro capolavoro.

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  marzo 2004
 
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