Deve essere andata più
o meno così: Dave Andrew Sitek arriva nel suo nuovo
appartamento, si stappa una birra e incomincia a tirare
fuori la sua roba dai cartoni; sente il tizio di sopra che
canta, una specie di Peter Gabriel in salsa Fine Young Cannibals;
incomincia a pensare che quella voce con le ultime cose
che sta scrivendo non ci starebbe poi male.
I due si conoscono nei giorni seguenti, il tizio di sopra
si chiame Tunde Adebimpe e viene dalla NYU's film school;
ne nasce una collaborazione ed i primi ad usufruirne sono
gli Yeah Yeah Yeahs: Dave sarà il produttore di due
loro album, mentre Tunde realizzerà il video di Pin
in stop motion, un incubo vomitato direttamente dalla mente
dei Quay Brothers.
Il primo parto musicale dei due è datato 2003, quando
si affianca loro Kyp Malone; il risultato è lo sfolgorante
Ep di esordio: "Young Liars".
I Tv On The Radio li aspettavamo sulla lunga distanza, e
loro ci hanno risposto con questo "Desperate Youth,
Blood Thirsty Babes". La prima cosa che si apprezza
è la scelta di ridurre il numero di brani proposti
e la lunghezza degli stessi (nove tracce che si snodano
lungo tre quarti d'ora): l'impressione è che il materiale
proposto sia meditato, distillato. La conferma è
data da "Staring At The Sun", un brano del precedente
lavoro che qui viene riproposto in una versione condensata
ma più diretta ed efficace: la hit che amerete suonare
nelle vostre notti più brave. Si nota inoltre una
produzione meno presente, fattasi da parte per far emergere
da un contesto più secco la cifra stilistica del
gruppo.
La musica suonata dai nostri non è facilmente classificabile:
evocano sensazioni stranianti, confondono l'ascoltatore
mentre lo seducono; in altre parole ascoltare DYBTB è
come cercare di guardare la televisione alla radio.
In questo nuovo lavoro ritroviamo tutti gli elementi che
caratterizzavano l'Ep di esordio: riff ultrasaturi di una
chitarra malata ed un tappeto elettronico sono la base su
cui la splendida voce di Tinde cuce arabeschi soul. Inoltre:
umori Afro, espressioni doo-wop, cantato in falsetto, loop
urbani, momenti a cappella, il tutto perfettamente miscelato
da questi alchimisti sonori dalla vena genialoide alla Talking
Heads. Gli episodi più convincenti sono quelli in
cui le varie influenze del gruppo sono perfettamente fuse,
quando i clangori metallici della chitarra si sposano perfettamente
con i piani sonori vocali affastellati da Tinde e soci,
come appunto nella già citata "Staring At The
Sun" (dove spicca la voce di Katrina Ford), o in Dreams.
Lasciano perplessi invece tracce come Ambulance, interamente
a cappella, che sembrano inseriti a bella posta per dimostrarci
la genuinità dell'approccio intelligente del trio
al materiale sonoro che manipola. Di gran lunga più
azzeccati i sapori doorsiani di "Don't love you",
uno spiritual dilaniato rivisitato in chiave elettro. Sintomatica
dell'eclettismo esasperato dei TOTR è la traccia
che chiude il disco "Wear you out": un drumbeat
fra il marziale ed il tribale è affiancato da una
chitarra Morriconiana, mentre la melancolica voce di Tinde,
raddoppiata in falsetto, intesse una melodia trasognata;
il tutto viene impreziosito dai fiati che si animano come
fantasmi via via che il brano prende corpo.
In conclusione il lavoro ci è piaciuto, e molto,
ma ci sembra più una ottima premessa/promessa per
un futuro capolavoro. |