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THE TWILIGHT SINGERS recensione recensioni
She Loves You  
label: One little indian (2004)
formato: CD
genere: rock, hard soul
riferimenti: Afghan whigs
links: http://www.thetwilightsingers.com/
voto: 7.5

Greg Dulli canta le sue muse, e più che un omaggio dovuto, intraprende un viaggio odisseico alla ricerca di sé attraverso le fonti infinite che hanno alimentato la sua ispirazione. E’ un viaggio immaginifico ma reale e sofferto; talmente reale da condurre a quei lidi fastosi cui il nostro, da tempo, non approdava.
Ulisse naufrago che si dimena sulla nave travolto dalla burrasca trova continui appigli cui affidare la propria sorte, i ricordi affiorano come sirene: lo ammaliano, lo salvano, gli concedono finalmente pace. E così si alza il tormento rapito di “Strange fruit”, mai così viscerale e sofferta, o di “Too tough to die”, gridata ai quattro venti in bilico sulla prua, sfidando la tempesta.
L’impeto della marea sembra placarsi un poco, c’è il tempo di acquietarsi sul ponte e dedicarsi ad una “Hyperballad” completamente scarnificata di orpelli, ma ugualmente magica e ricca di pathos, di ripensare ad un vecchio ma vero, intenso “Real love”, prima di ritornare, con orgoglio, su “What makes you think you’re the one”.
Il mare, ora placido, concede ancora un po’ di calma, ci si può confidare con gli amici, imbracciare una slide guitar e intonare con Mark Lanegan il lamento blues di “Hard time killing floor”, e di osannare alla luna “A love supreme”.
Non c’è tregua però per le anime dannate e si ripiomba così all’inferno, in discesa vorticosa: rimane il tempo di afferrare col pensiero un amore perduto, andato, di cui con lucidità si ricorda che “Black is the colour of my true love’s hair”.
La quiete, ora. Quella che viene dopo la tempesta, quella che si incontra, forse, dopo la morte.
La pace dell’ anima, che sia inferno o paradiso non ha importanza, è un sogno che si accarezza in “Summertime”.

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  ottobre 2004
 
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