Dopo un esordio del calibro di The Throes, i Two Gallants non si fanno intimorire dal difficile test del secondo album che tocca a ogni band-rivelazione che si rispetti. Per di più sembrano farsi avanti con la maturità e la sicurezza di chi non punta al paradiso/inferno del mainstream, ma piuttosto alla soddisfazione personale e a quella degli ascoltatori meno generalisti e più attenti.
Premessa: se quello che cercate è un sottofondo qualsiasi per svolgere un’attività più importante, lasciate perdere questa seconda fatica del duo di San Francisco perché, almeno al primo ascolto, si merita tutta la vostra attenzione.
Adam Stephens (voce, chitarra, armonica) e Tyson Vogel (batteria, cori) si presentano con un lavoro che mantiene intatte le caratteristiche del primo album: essenzialità, suono lo-fi e testi in cui il lieto fine è meno probabile di un’invasione aliena....
Ciò nonostante i “due galantuomini” dimostrano di aver fatto significativi passi avanti soprattutto dal punto di vista melodico e delle atmosfere, molto più varie e profonde rispetto al disco di debutto: se quest‘ultimo poteva essere definito come un’ode alla pacifica malinconia, infatti, in What The Toll Tells l’adrenalina si fa un bel giro sulle montagne russe.
Si comincia con Las Cruces Jail, singolo dal ritmo coinvolgente che stringe l’occhio alla Western Music e palesa subito le influenze Southern Folk alla base del sound postmoderno della band. Da qui in poi è un continuo saliscendi di pezzi dal mood molto diverso: malinconico (Some Slender Rest, Waves of Grain), meditabondo (Steady Rollin’, The Prodigal Son), allegro (Long Summer Day, Age of Assassins) e ansioso/arrabbiato (Threnody in Minor B, 16th St. Dozens).
I due californiani, quindi, sembrano aver preso coraggio: Stephens appare sempre più convinto di puntare alla concretezza piuttosto che al bel canto, esaltando il fascino della sua voce con il sapiente posizionamento degli accenti negli arpeggi di chitarra, e Vogel si dimostra più sicuro soprattutto nelle back voices che, sebbene molto poco invasive, risultano indispensabili alraggiungimento di un risultato finale più “colorito”.
Che dire…non c’è due senza tre…magari con un’affermazione di personalità ancora maggiore che porti a qualche sperimentazione più audace… |