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V/A
Split Series 9-16
label: Fat Cat (2004)
formato: CD
genere: electro-experimental, breakbeat, ambient
links: http://fat-cat.co.uk/
voto: 5.2
Ecco giungere la seconda edizione della compilation intitolata 'split-series', una raccolta di brani che include tutti i 12" (in versione split appunto) editi dalla pregiata casa inglese del "gatto grasso". Qui riuniti si ritrovano volti più o meno noti della scena electro/breakbeat/experimental, accoppiate che sembrava arduo poter ascoltare tutte insieme, ma che grazie a questa scelta di stampa potranno allietare i sensi di tutti gli appassionati di questa musica. Penetriamo in maniera più precisa nel cuore delle 17 tracce incluse nel cd.
Apertura da 1:44 per Duplo Remote che anticipa già il chaos digitale che andremo a riscontare più avanti, beats irrefrenabili e nevrotici, sperimentazione estrema, non adatto al ballo neppure ad una spensierata lettura. Un po' più misterioso e raccolto il successivo lavoro di Dat Politics, che però ben presto scade in scontati "scratch" hip-hop, davvero troppo poco! Breakbeat ribollente per Christoph De Babalon, equilibria bene beats rampanti a zone di pensiero silicico alquanto evanescenti.
Torna ancora Duplo Remote che presenta in chiave spiritosa le sue polluzioni electroniche instabili e ad alto dosaggio di bpm, vertigini a iosa. Com.a vola su una distesa rocciosa ricca di minerali ritmici frizzanti e mirabolanti, il tutto sorvolato da tastiere a 8-bit stile Commodore (R.I.P.). Kid 606, passa quasi del tutto inosservato, redige un brano mandato sino alla fine a scorrimento veloce, forse dovremmo ridurre i fotogrammi del nostro cervello per capirci qualcosa (mah). Process riporta tutti sulla terra con patterns dub leggiadri e panoramici, micro-synths ad alta definizione, finalmente un po' di pace per i nostri poveri neuroni. E Fennesz elimina le ritmiche, dedicandosi esclusivamente a tessere melodie ancestrali semplici ed eleganti. Main tira fuori una colonna sonora noise a stretto contatto con i pensieri della folla nell'ora d punta. Drones nebbiosi e canti semi-deliranti incrociano le infelici note prodotte da Avey Tare, e sorge il sospetto che questa compilation non sia proprio eccelsa e ben selezionata. Rifrazioni catodiche frammentarie alla corte di un funkedelico feto partorito dalla mente di Matmos, giochi dissezionanti un po' troppo inconcludenti. Marcetta lo-fi ossessiva per la semi-festante opera di Ultra-Red. E poi c'è il solitario piano di David Grubbs, essenziale e algido si, ma perché è rinchiuso qui? E così mantiene per un po' i toni sul riflessivo andante l'organo sognante di Motion, navigazione decisamente chill-out, forme morbide all'orizzonte e fluide sensazioni alla deriva. Ma l'incanto si spegne sui 0:48 frammenti fotonici di QT?, beh sì davvero rintronante! Invece Alejandra & Aeron cercano di risollevare il nostro mancato abbandono, con una discesa aurale di micro-percussioni e synths radiali verso una laguna monsonica rotta da un canto tradizionale ispanico. Si conclude con un saggio essenzialmente basato su effetti e rumori cinematici articolati da Anna Planeta, certo non siamo dalle parti della Cold Meat Industry, ma per lo meno il filo logico di un copione sonoro possiamo tranquillamente seguirlo.
A volte si scade troppo nell'eccesso, un volo di Icaro verso un sole tecnologico che non aspetta troppo a far ricadere nell'ombra le sterili velleità dell'autore.
Non passa di qua la più alta scuola di electro/experimental attuale, andrebbero quindi meglio enfatizzate le proposte ambient/downtempo.
Perchè la sperimentazione non deve essere esclusivamente delirio, ma anche ponderazione...
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  febbraio 2004
 
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