La Cold Meat dopo 7 anni torna
a celebrare con un doppio cd il suo storico catalogo costituito
da epiche formazioni industrial, darkambient e folk, basti
citare i pionieri del death industrial In Slaughter Natives,
il pragmatico progetto folk industrial Deutsch Nepal, gli
abissi spirituali di raison d'être e Coph Nia, le paralisi
noise di Brighter Death Now e MZ 412, così come le
ancestrali perlustrazioni medieval dei nostrani Ataraxia.
Tutti insieme per costituire un unico monolite poli-tonale,
incastrato tra il sacro e il profano, tra ombra e luce, tra
dannazione e salvezza.
Un cammino uditivo tortuoso e intrigante, colmo di incredibili
suggestioni, un pellegrinaggio matafisico dove è possibile
osservare l’esistenza da inconsueti meandri percettivi.
L’etichetta svedese tiene a precisare che il 95% del
materiale selezionato per questa raccolta è totalmente
inedito e quindi mai reso disponibile in passato.
- disc one:
Coph Nia apre le danze (macabre) con il suo inconfondibile
timbro sepolcrale e le sue liriche salmodiate accompgnate
da imponenti ed oscuri muri sinfononici, nella sua viscerale
“the Oath” c’è spazio solo per
afflizioni apocalittiche. A seguire troviamo un nuovo oscuro
girone influenzato dalle marziali percussioni di “The
Sick Rose” - The Protagonist, una caldera tetra arroventata
da ossessive e inesorabili progressioni orchestrali. Paragrafo
III… il bacio mortale dei saturnini In Slaughter Natives,
clavicembalo e sospiri luciferini, un solitario soprano
incatenato ad una tribale rupe darkambient in attesa della
sentenza ferale. A stemperare le tenebre ci pensano i francesi
Olen’k, che con “Season Of Tears” aprono
un passionale pertugio ethereal-goth. Ma il candore di una
primavera neo-classica irrompe romanzata dalle delicate
note di “Sleep Now” - All My Faith Lost, incantevole
la voce di Viola. Si prosegue tra i riverberi evocativi
di “Into Empty Depth” – The Last Hour,
lugubre nenia gotica. Poi improvvisa esplosione nordica
con il folk del progetto svedese Apatheia, “Safehouse”
è una piacevole ballata acustica gemmata da incalzanti
saltarelli. Sempre sontuosi gli arazzi medieval degli italici
Ataraxia, qui rappresentati dalla fiammeggiante e tumultuosa
“Incabala”. Non potevano mancare le sensuali
profanazioni spirituali di Ordo Rosarius Equilibrio, i negativi
presagi di “Yesterday Brings but a Serpent of Ash”
sono sottolineati da sinistre processioni ritmiche, gemiti
e sermoni inquisitori. L’ex soprano dei disciolti
Gothica, Alessandra Santovito, si presenta questa volta
con il progetto Hesperos, dando vita a melodie malinconiche
e crepuscolari narrazioni. Sibelian unisce differenti costole
darkambient, neo classical e pagan folk per il suo singolare
mosaico “The Sin Eater”. Dopo quasi un’ora
d’ascolto, si arriva all’intervallo
con “Lie Low” – Sanctum, una marziale
dislocazione post industrial fatta di voci rabbiose e martellanti
patterns.
- disc two:
Un profondo mantra ipnotico apre il secondo cd, sono le
proiezioni contemplative prodotte dalle musiche di Desiderii
Marginis con “Where I End and You Begin”, solitudine
dilatata e amplificata su mistiche distese darkambient.
Non poteva che seguire a queso punto raison d’être,
che con la lunga “Mouldering the Folrorn II”
conserva la densa atmosfera creatasi, inserendo invisibili
e crepitanti esplorazioni fuligginose. Crudi scenari estrapolati
da desolate camere carcerarie sono i contenuti mixati e
campionati da “Impaled Butterfly” - Atrium Carceri,
sovrapponendo commenti fuori campo in giapponese, esalazioni
corali e fragili presenze angeliche. E poi improvvisamente
è il grigiore di alte frequenze a ridurre tutto in
polvere, MZ 412 marcia severo con le roboanti sferzate di
“In Hoc Signe Vinces”, aprendo le camere del
powernoise alle successive tracce di Brighter Death Now
e IRM, i quali protraggono inesorabilmente le incursioni
distorte ed i frenetici deliri. Cala nuovamente la “quiete”
con “Of Parasites and Disguises”di Deutsch Nepal,
il quale attiva un’oscura cantilena circondata da
oscure trasmissioni implosive. Stridore dark industrial
dalle fucine tossiche di Nacht, “Death Posture”
è un laboratorio di premeditata distruzione. Impalpabili
liriche seducenti colorano il tetro notturno di Beyond Sensory
Experience (“The Trade”), dietro radi riverberi
il rintocco distante di metallici patterns. I magmatici
disegni elettronici di Sephiroth descrivono miti e luoghi
con un pathos fervido e penetrante. Tra le unità
della Cold Meat più sperimentali, gli svedesi Skin
Area intrecciano dissonanze ascensionali con rutilanti ritmiche,
e ambientazioni fruscianti con grida laceranti.
|