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THE VON BONDIES recensione
VON BONDIES
Pawn Shoppe Heart |
label: Sire (2004)
formato: CD
genere: Garage, Punk
riferimenti: the White Stripes, the Stooges, MC5, the Datsuns,
the Cramps
links: http://www.vonbondies.com/
voto: 7.5 |
Che il loro debutto su Sire record
dovesse essere uno degli eventi più attesi 2004 era
già in programma; il precedente "Lack of communication"
li aveva già messi al centro della rinascita del Detroit
sound e l'attesa per questo nuovo album era altissima.
Non bastasse questo, lo scontro fisico di fine anno tra Jason
Stollsteimer e il leader dei Withe Stripes Jack White ha portato
involontariamente altra pubblicità ai VB ma tutto questo
Hype che si è venuto a creare viene spazzato via con
il trittico che apre questo convincente "Pawn stoppe
heart".
Residui Stooges accendono sin dalle prime note l'iniziale
"No regrets", brano che cresce fino a tramutarsi
in un Glam rock per poi chiudere nuovamente con la ferocia
tipica del puro Detroit sound. Senza tregua l'hard rock di
"Broken man" dove Jason inizia a prendere
le distanze dalla sua "broken land" urlando il suo
distacco dalla città mentre le chitarre la tagliano
in pieno stile MC5. A chiudere questo inizio travolgente il
singolo "C'mon C'mon" dove il suono garage
è accompagnato dal gioco di voci tra Jason e il duo
tutto al femminile Marcie & Carrie, botta e risposta astuto
e indovinato che da solo vale il prezzo del biglietto (si
ripeteranno in "Fever" per certi versi ancora
più irresistibile).
La produzione di Jerry Harrison rende il suono molto curato
e pulito, passo necessario per una band che cerca con questo
CD di raggiungere una proprio identità e la piena maturità,
cosa che riesce benissimo come dimostra "Mairead":
qui la band cambia registro e si avventura in un trip psichedelico
da west coast dove Jason gioca a fare Jim Morrison , ripetendosi
poi in "Right of way" (tra i pezzi più
convincenti) che sembra spuntare fuori da un vecchio vinile
dei Jefferson Airplane dove si respira un'atmosfera totalmente
lisergica.
Non può mancare il punk, protagonista in Not that social
e unico pezzo cantato da Carrie a metà strada tra Justine
Frischmann e Kim Deal, "Crawl throught the darkness"
ci restituisce il suono selvaggio degli Stooges e "Poison
Ivy" scuote nuovamente l'ascolto con un suono che ritorna
rabbioso prima di far scivolare il tutto in un blues intenso
nel pezzo che dà il titolo all'album: questo è
il rock del 2004 e basta.
La hidden track "Tenderness", scarna ed essenziale,
avvicina per la prima volta i VB ai White Stripes e più
che un ritorno alle origini si ha l'impressione che si tratti
un episodio isolato, il loro futuro ha già preso altre
strade. |
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