Il quartetto canadese esordisce
su Burning Heart e conia il suo terzo album dopo il precedente
"Left & Leaving". Il missaggio dell'opera viene
seguita e concretizzata dal "pluridecorato" Adam
Kasper che lo ha visto in passato lavorare anche con of the
Stone Age, Foo Fighters, Soundgarden, Verbena. Veloci 40 minuti
d'ascolto snocciolati in 14 brani fugaci ma intensi. Sonorità
che si mostrano subito molto definite e lineari, la band decide
di affinare le proprie tendenze indie-rock, rendendole più
dirette e decise e dal gradevole retrogusto british, ma strizzando
l'occhio anche a riverberi folky. La serenità e maturità
compositiva dei the Weakerthans filtra anche attraverso le
loro canzoni presentando testi ironici e poetici, melodie
elicoidali dall'indole errante.
Tra le tracce più rilevanti si evidenziano: il vibrato
emozionale di "The reasons", le ribelli "Plea
from a cat named virtute", "Uncorrected proofs"
e "Our retired explorer" (che ci rimandano agli
Ash), "Benediction" (in duetto con Sarah Hammer).
Tonalità alternative toccano "A new name for everything"
che strizza l'occhio al country, visioni psych in "(Hospital
vespers)", e le aurore Spiritualized di ""(past-due)".
Sembrerà incredibile, ma sembra che parvenze di qualità
stile "early 90's" siano facilmente individuabili
in questa incoraggiante nuova epoca, e questa piccola band
dà il suo apprezzabile contributo. |