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WEIRD WAR recensione
WEIRD WAR recensione
If You Can't Beat 'Em, Bite 'Em |
label: Drag City (2004)
formato: CD
genere: rock
riferimenti: Rolling Stones, Stooges, Golden, Delta 72
voto: 7 |
Nome: Ian Svenonius.
Luogo di nascita: la Nazione di Ulisse.
Professione: Agitatore del sottobosco indie-rock americano,
provocatore, sovversivo.
Prima con i Nation of Ulysses, poi con i Make-up ed ora eccolo
qua alla seconda prova di questa strana guerra. Al suo fianco
la solita fedele Michelle Mae, ma con un nuovo componente
Alex Minoff in luogo del dimissionario Neil Michael Hagerty,
in altre faccende affaccendato. A partire dalla copertina,
che scimmiotta quella del live di Lou Reed 'Take No Prisoners'
si esplica tutta l'acuta ironia di questo istrionico personaggio-culto
dell'underground U.S.A.. Partendo da questa e dalla visione
del booklet è possibile comprendere tutta la fervida
immaginazione e il lucido humor del nostro. Qui si possono
ammirare uomini-aquila agghindati di tutto punto, intenti
nell' arte oratoria, fantomatici soldati-scheletro, una lumaca
e un verme che fumano, donne-fantasma, un fungo atomico morso
da due dinosauri (da una giraffa e da una tartaruga), pallidi
figuri antropofagi che si nutrono del povero sergente G.I.
(o ciò che ne resta), un orrido alieno che spunta fuori
dal cesso e la testa di un porco fuori da terra, un cane in
sedia a rotelle ed un altro con l'elmetto, il tutto condito
da uno sfondo di declino e degrado urbano. Proprio un bel
quadretto. Immagini che poi fanno da corredo ad un enigmatico
gioco dell'oca post-moderno, dove l'oca è ovviamente
l'uomo, o meglio, certi esseri 'umani' che si stanno 'anatidizzando'
sempre più. Senza nulla togliere alle oche comunque,
simpatici animali da compagnia.
Tornando alla musica, quest' album infine si rivela una bella
sorpresa, o forse meglio dire una conferma definitiva per
il nostro uomo; certo il suono ora risulta molto più
levigato e asciutto rispetto a quello delle formazioni precedenti,
niente asperità, convulsioni chitarristiche e cantato
psicotico, niente cavalcate hardcore (nessun riferimento sessuale)
o che altro, ma solo buone canzoni. Ma questo è già
un buon passo, direi.
Dopo la falsa partenza di 'Music for Masturbation' (praticamente
un coitum interruptus), ci si svela davanti una manciata di
ottimi pezzi rock sul classico modello stonesiano o più
marcatamente funk-rock. I momenti migliori: 'Grand Fraud'
gran bel tiro, la title-track che alla seconda voce presenta
una Jennifer Herrema più sobria che mai, 'AK-47' il
'singolo' se così si può definire, con straniante
effettistica elettro e la ballata acustica 'Tess' vagamente
psichedelica. Menzione d'onore anche per 'Lickin' Stick' sorretta
da un corpo ritmico motorizzato alla Neu, sembra una jam session
tra quest' ultimi ed i cugini Can. Chiude la languida ed un
pò apatica-afasica 'One by One'.
Infine, anche se vi sono momenti del tutto transitori e inconcludenti
come 'Store Bought Pot' e 'Chemical Rank' l'ascolto complessivo
non dispiace affatto. Anzi. Divertente e 'godibilissimo' (come
disse un grande). |
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